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Creepoid – Cemetery Highrise Slum

cemeteryhighriseslumSarà per una mera questione di circolarità storica, fatto sta che anno dopo anno il pegno che le nuove generazioni di musicisti pagano agli anni ’90 diventa sempre più cospicuo. La scena alt dell’ultimo scorcio dello scorso millennio ha segnato in modo indelebile il rock e i suoi frutti stanno maturando poco a poco, come nel caso degli statunitensi Creepoid. A differenza di tante pacchianate post-grunge (buttiamo lì un nome in rappresentanza: i Creed), l’approccio di Sean Miller e gli altri appare genuino perché decantato a dovere, non vuole – e non potrebbe – cavalcare alcuna onda o mettersi in scia a questa o quella band.

Nei primi due capitoli della loro discografia, “Horse Heaven” del 2012 e l’omonimo del 2014, le carte in tavola risultavano già piuttosto chiare, quindi nessuna sorpresa nell’ascolto di questo Cemetery Highrise Slum. È un’urgenza espressiva che non sembra temere il confronto con i mostri sacri e che, soprattutto, riprende diverse sfaccettature nineties senza fossilizzarsi su qualcosa di specifico.

Il grunge, certo: Devil In The Subtext, Dried Out, Tell Me Man (con quella linea di basso trafugata da qualche parte ai Nirvana) e Eating Dirt sono un marchio a fuoco sulla pelle che in nessun modo potrebbe andar via. Ma c’è anche dell’altro: ad esempio le chitarre shoegaze di Fingernails (qui Miller passa la voce alla bassista Anna Troxell) e Worthless & Pure che segnano l’apertura atmosferica del disco, oppure il tocco indolente à la Sonic Youth dell’opener American Smile, o quello degli Smashing Pumpkins più psichedelici nella conclusiva Here.

Insomma, un campionario di rimandi tutt’altro che di poco conto, messo in piedi più con un’intenzione revivalistica che con la presunzione da cover band acchiappa-cachet. Circostanza, questa, che finisce per fare la differenza in positivo, il motivo per cui “Cemetery Highrise Slum” non suona stantio bensì fresco e arioso, nonostante un mood scurissimo che lo percorre tanto nella parte musicale quanto in quella testuale.

(2015, Collect)

01 American Smile
02 Devil In The Subtext
03 Fingernails
04 Seams
05 Dried Out
06 Shaking
07 Calamine
08 Tell The Man
09 Worthless & Pure
10 Eating Dirt
11 Here

IN BREVE: 3,5/5

Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di vinili, CD e musicassette. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.