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Deafbrick – S/T

Igor Cavalera (Sepultura, Soulwax, Cavalera Conspiracy) e il producer e Wayne Adams (Big Lad, Death Pedals, Johnny Broke) avevano debuttato l’anno scorso su Rocket Recordings con il loro nuovo progetto Petbrick, nato a Londra con la mission specifica di fare un “rumore terribile”. E si può dire che questo obiettivo era stato meritoriamente raggiunto nel primo album, dove chiaramente spiccava la forza del mitico Cavalera e un’attitudine noise-psichedelica con suggestioni post industrial tipicamente made in UK. A un anno di distanza il duo rilancia e unisce le forze con i Deafkids (Douglas Leal, Marcelo Dos Santos, Mariano de Melo), trio di Rio De Janeiro con cui Cavalera ha un legame storico e con cui ha già condiviso il palco in occasione del Roadburn Festival. Il risultato è Deafbrick, che poi è pure il titolo dell’album, uscito ancora una volta per la Rocket.

Tutto si è svolto in soli tre giorni, l’intesa è stata immediata e si è creata una sorta di amalgama pastoso, Deafbrick ha un suono che suona come un magma ribollente che pulsa nel cuore del ventre della terra. Se Primeval (I e II) – dedicata alle capacità tecniche di Cavalera – e Máquina Obssessivo-Compulsiva richiamano qualche momento caro ai fan storici dei Sepultura, sono pezzi come Força Bruta e Sweat-Drenched Wrek con il loro carattere noise e post industrial che invece introducono al concept dell’album, prossime alla lunga tradizione del suono più estremo targato Rocket. Più si va avanti nel disco, più spuntano alcune idee diverse e che magari avrebbero meritato maggiore cura. O Antropoceno, come The Menace Of The Dark Polar Night, lo sperimentalismo di Hyperkinetic Mass Disorder (con Gordon Watson e Matt Ridout alle chitarre), sono sicuramente i momenti più interessanti del disco e che aprono a una forma di noise minimalista e molto interessante, per quanto non sviluppata appieno nei suoi contenuti.

Il pezzo più rappresentativo è tuttavia l’apoteosi juggernaut di Free Speech For The Dumb, ampia e fragorosa cover dei Discharge dal disco cult “Hear Nothing See Nothing Say Nothing” (1982), ancora con Watson e Ridout alle chitarre e l’apparizione fantasma degli stessi Discharge nell’outro della traccia, che suggella questo apparentemente strano patto tra una tradizione noise brasiliana e un’attitudine post hardcore britannica evolutasi poi negli anni nelle sue diverse diramazioni trance e industrial.

Certo, va detto che non è esattamente tutto rose e fiori, anzi, questo è un disco che ha la delicatezza di una spaccatura sul dorso di una montagna e che fa un sacco di rumore. Per i miei gusti sicuramente troppo, e comunque non trova il giusto equilibrio tra tentativi di sperimentalismo diciamo “diversi” e un atteggiamento sfrenato e compulsivo che ne fanno un’incompiuta, più un instant album che qualcosa di solido e destinato a restare o essere ascoltato e riascoltato più volte. Poco fruibile, in definitiva.

(2020, Rocket)

01 Primeval I
02 Força Bruta
03 Sweet-Drenched Wreck
04 The Menace Of The Dark Polar Night
05 Máquina Obssessivo-Compulsiva
06 O Antropoceno
07 Mega-Ritual
08 Hyperkinetic Mass Disorder
09 Free Speech For The Dumb
10 Primeval II

IN BREVE: 2/5

Sono nato nel 1984. Internazionalista, socialista, democratico, sostenitore dei diritti civili. Ho una particolare devozione per Anton Newcombe e i Brian Jonestown Massacre. Scrivo, ho un mio progetto musicale e prima o poi finirò qualche cosa da lasciare ai posteri. Amo la fantascienza e la storia dell'evoluzione del genere umano. Tifo Inter.