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Eels – The Deconstruction

Immaginate Mr. E. non come il componente di una band, un artista, o tantomeno una persona: se Mark Everett fosse una strategia di marketing digitale, le possibilità di successo del suo storytelling sarebbero infinite, roba da far impallidire i creativi di Chanel. La potenza del suo stile consiste esattamente in questo: raccontare con eleganza e sincerità una vita dolorosa e tormentata, creando un itinerario discografico così autentico da riuscire a funzionare solo se reale.

The Deconstruction segna il ritorno degli Eels dopo “The Cautionary Tales Of Mark Oliver Everett” del 2014 ed è un invito a meditare sulla condizione mortale dell’uomo e sulla bellezza che lo circonda. Tra i fedeli compagni di scrittura ed esecuzione dell’album troviamo Koool G Murder (co-autore), P-Boo e la The Deconstruction Orchestra & Choir e Mickey Petralia, nuovamente co-produttore, dai tempi del devastante “Electro-Shock Blues” del 1998.

“La ricostruzione può iniziare solo quando non è rimasto nulla”, riporta un breve stralcio del comunicato stampa, e chi può esprimersi in questi termini se non qualcuno che ha fatto della perdita un insaziabile catalizzatore di idee. Chi pensa che E. in quest’album si sia trasformato in un inguaribile romantico e portatore sano di speranza, svestendo i panni del disadattato che hanno fatto credere al pubblico di essere uno come tanti altri, sbaglia non poco. C’è una malinconia in “The Deconstruction”, poi neanche troppo velata, che ruota intorno all’accettazione del proprio status che Everett propone di analizzare solo dopo averlo smontato da tutte le infrastrutture che lo compongono.

La title track e Bone Dry (riff western con un video inconfondibilmente timburtiano) danno modo di capire che, in termini armonici, le aspettative non sono state tradite: archi, tamburi pulsanti e arrangiamenti orchestrali, che ritorneranno in gran parte dell’album (Sweet Scorched Earth, The Epiphany, The Unanswerable, In Our Cathedral), fanno ancora parte della valigia di Everett. The Quandary e Coming Back, brevi poesie strumentali, sono due ottimi gradi di collegamento.

“The Deconstruction” è più un album acustico che elettrico: tracce evidenti di chitarre aggressive compaiono marcatamente solo in Today Is The Day e You Are The Shining Light. Tra le piccole meraviglie malinconiche anche Premonition, There I Said, Archie Goodnight, caratterizzate da toni intimi e confidenziali, a cui la natura introversa di Everett ha abituato il pubblico.

Mr. E. non è cambiato, non è diventato positivo. “The Deconstruction” è un gradino al di sotto di quello che Everett è in grado di partorire, ma è comunque lui, in carne e ossa. Un uomo convinto che la musica non cambierà il mondo e che ha da poco perso il suo Basset/Shepherd Bobby Jr., amico fedele della band e protagonista di alcuni video degli Eels. L’ironia nostalgica di “The Deconstruction” ha il gusto crudo del monologo inziale di “American Beauty”: Ricordate quei poster con la scritta ‘Oggi è il primo giorno del resto della tua vita’? Be’, questo è vero per tutti i giorni tranne uno: il giorno che muori”.

(2018, E Works / PIAS)

01 The Deconstruction
02 Bone Dry
03 The Quandary
04 Premonition
05 Rusty Pipes
06 The Epiphany
07 Today Is The Day
08 Sweet Scorched Earth
09 Coming Back
10 Be Hurt
11 You Are The Shining Light
12 There I Said It
13 Archie Goodnight
14 The Unanswerable
15 In Our Cathedral

IN BREVE: 3/5

Lejla Cassia
Catanese, studi apparentemente molto poco creativi (la Giurisprudenza in realtà dà molto spazio alla fantasia e all'invenzione). Musicopatica per passione, purtroppo non ha ereditato l'eleganza sonora del fratello musicista; in compenso pianifica scelte di vita indossando gli auricolari.