
Il 2026 sarà ricordato come l’anno del ritorno delle chitarre piuttosto pesanti, delle band. Di Neurosis, Converge, Chat Pile, Godflesh, Protomartyr. Un anno denso di uscite importanti, di dischi oscuri. Pugnello si riserva, tra questi, un posto di assoluto rilievo. Lo aspettavamo dal 2022 il successore di “Most Normal”, ed eccolo: insieme ostico e coinvolgente, feroce e mai compiacente pur essendo accogliente, in un certo senso, nell’assoluta chiarezza espositiva del discorso.
Perché i GillaBand continuano semplicemente a fare i Gilla Band, in un atto di fedeltà alla propria ricerca e infedeltà nei confronti di chi li vorrebbe di più largo consumo. E invece si ritrova con un agglomerato di industrial, no wave, techno, post punk, harsh noise incredibilmente personale ma anche così incredibilmente attuale e piantato nel presente da essere ancora, per molti, non completamente digeribile. Poco male. Anzi per niente.
Il buio creativo nella stanza della band irlandese parla la lingua del lutto, della salute mentale, di ciò che è perso. Lo stile di Dara Kiley è l’evoluzione sociopatica di una cena fra David Thomas e Timmy Vulgar finita a farsi le canne guardando rotten.com. L’intensità della terna d’apertura The Angelus–Placeholder–Alogia approfitta solo di uno iato per poi risintonizzarsi su sincopi regolarmente ossessive (The Megazord, Computer Sadness) e in qualche modo arrivare all’apice dancefloor del pacchetto, tra il finale di Giraffe e l’avvio di Crisp Pop.
Attraverso la downtempo robotica di At The Gallop cala il sipario su un’opera che certifica, ulteriormente, l’indimenticabilità di un anno con vista sulla città che brucia. Kiely, Duggan, Fox e Faulkner prendono senza timori in mano il testimone di band su piazza da più decadi di loro, mettendo ancora una volta la matrice post punk sotto una pressa senza apparente controllo per consegnare, in realtà, una forma geometrica loro – e loro soltanto.
2026 | Rough Trade
IN BREVE: 4/5


