Home RECENSIONI Gnod – Hexen Valley

Gnod – Hexen Valley

La natura mutevole e la bulimia compositiva di una band come gli Gnod non hanno tantissimi altri pari in giro per il mondo. Da quando ha preso vita, nel 2006, la formazione inglese di base a Salford è stata un andirivieni continuo di musicisti e set-up diversi nella dimensione live, con due chitarre, due bassi, due batterie, diverse voci e diavolerie varie ed eventuali, il tutto per dar vita a una marea di dischi che hanno riempito praticamente ciascun anno di vita del progetto, sebbene rimanendo sempre all’interno di un nicchia di settore. Il minimo comune multiplo di questa esperienza è sempre stata la ricerca del rumore come valvola di sfogo primaria, e in questo senso non fa differenza neanche Hexen Valley, disco che conti alla mano dovrebbe essere (ma potremmo tranquillamente sbagliarci, in difetto s’intende) il loro quindicesimo sulla lunga distanza.

Lo psych-noise della casa gli Gnod l’hanno declinato negli anni in ogni modo possibile e immaginabile, più e meno heavy, più e meno lisergico, più e meno classico nei suoi riferimenti. Stavolta, ad esempio, aprono il disco con Bad Apple che sembra tanto fare il verso a degli Shellac sotto LSD, con corde metalliche e spesse che puntano dritto alla − ma sarebbe più corretto dire alle, al plurale − band di Steve Albini. La lunghissima Spotlight mischia tutto ciò a una deriva vagamente sludge che attraversa tutti i quindici minuti di un’abrasiva jam dai contorni epici, mentre Skies Are Red è il brano più brano del lotto: breve, velocissimo, incentrato su una chitarra dai tratti stoner, la stessa che gli Gnod ripresentano anche in Still Runnin’ ma se possibile ancora più estremizzata. Negli oltre sette minuti di Antidepressants, invece, c’è l’essenza di questi Gnod targati 2022, un gorgo di feedback che squarciano a intervalli irregolari l’andamento cadenzato di un pezzo ipnotico e ossessivo. In chiusura Waves Of Fear, cover di Lou Reed che subisce la tetra cura Gnod senza colpo ferire.

Lontani dall’aggiungere qualcosa di significativo tanto alla loro personalissima parabola quanto ovviamente al macro ambito noise cui appartengono (e che nel loro caso s’impasta sempre con krautrock, drone, psych e una buona e costante dose di Sonic Youth), gli Gnod hanno comunque tirato fuori l’ennesimo lavoro suonato in modo impeccabile, pieno zeppo di riferimenti e autocitazioni rielaborate alla perfezione. Sperare che dopo tutti questi anni e tutti questi album possano diventare “protagonisti” è forse troppo, ma se è del buon rumore ordinato che cercate, è qui che potete trovarlo.

(2022, Rocket)

01 Bad Apple
02 Spotlight
03 Skies Are Red
04 Antidepressants
05 Still Runnin’
06 Waves Of Fear

IN BREVE: 3/5

Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di vinili, CD e musicassette. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.