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Goat Girl – On All Fours

Il ritorno del progetto Goat Girl è all’insegna delle novità, sia nella formazione del quartetto, a cui si è aggiunta la bassista Holly Hole in sostituzione di Naima Jelly, sia dal punto di vista del sound meno ruvido e cupo di quello che ci aveva fatto subito innamorare dell’album d’esordio. Prodotto da Dan Carey, ormai sinonimo di garanzia dopo aver curato entrambi i successi dei Fontaines D.C. e validi lavori per Franz Ferdinand, Toy, Black Midi e The Kills, On All Fours punta molto sulla componente elettronica e l’uso di synth e drum machine, incorporando influenze appartenenti all’art rock, all’art punk e al pop alternativo.

Il girone infernale dai colori sgargianti raffigurato sulla copertina del disco calza perfettamente al sarcasmo presente nelle canzoni e con quella psichedelia mutevole, fuori dal tempo e dallo spazio, che le caratterizza. Da ciò hanno preso corpo a loro volta le idee per la realizzazione dei video dei singoli, risultando nel complesso un lavoro molto ben curato. I testi hanno origine da storie personali e riflessioni interiori, alle quali è però possibile dare molteplici interpretazioni, anche generali, senza perdere così di vista il caos in cui versa il mondo esterno: se il debut guardava solo al presente imminente in maniera irruenta, il sophomore tenta di destreggiarsi tra realtà e irrazionale con uno sguardo al futuro e sottoponendosi degli interrogativi, lasciando spazio all’ironia e a un po’ di speranza.

Il disco viene inaugurato dalle invettive lanciate in seno ai synth spaziali di Pest, dalla jam Badibaba, dal ritornello giocoso e nonsense, e dalla seguente e più complessa Jazz (In The Supermarket), caratterizzata da una prima parte dinamica e una seconda più lenta e dilatata. Vi sono poi i ritmi scanditi dalla batteria della spettrale Once Again, inizialmente intitolata “Reggae Ghost”, e la successiva P.T.S.Tea, la quale tratta il tema delicato e interessante dell’identità di genere: voce e stesura del testo sono a cura della batterista Rosy Bones che, traendo spunto da un incidente, punta il dito contro chi spesso si rivolge a lei in maniera irrispettosa e invadente, a causa della sua natura non-binary. Il gruppo ha inoltre spesso ribadito di preferire il termine generico “Goats” come nome rappresentativo per tutti i componenti.

Scivolano via in un baleno i synth ballerini della disillusa Sad Cowboy, uno dei brani di punta dell’album, e le atmosfere post apocalittiche della fluttuante The Crack, che si divide tra funk e pop e ha visto coinvolti nella sua registrazione il padre della frontwoman Clottie Cream, Nic Pendlebury, e l’amico Charlie Loane, i quali hanno suonato rispettivamente la viola e la tromba nel ritornello, e nella realizzazione del suggestivo video ufficiale la sorella di Clottie, Molly Pendlebury. Ansia e attacchi di panico sono gli argomenti centrali delle successive Closing In e Anxiety Feels: la prima rappresenta musicalmente, attraverso delle ritmiche apparentemente giocose, le varie forme attraverso cui si manifestano i sentimenti di ansia e confusione; mentre la seconda appare più seria e minimale, e si interroga sugli effetti provocati dagli ansiolitici.

Le seguono le metafore (orrorifiche) scaturite da They Bite On You, l’ironia pop dell’intensa e pacifica Bang e l’attacco diretto al Partito Conservatore britannico e al suo leader Boris Johnson contenuto in Where Do We Go From Here?, traccia caratterizzata dal forte contrasto tra le parole dure scandite in sequenza e le sonorità leggere e ipnotiche, fino a giungere alle note soffici e (data la loro origine) piuttosto alcoliche dei giochi di parole della conclusiva A-Men.

Meno aggressivo nelle sonorità rispetto al suo predecessore, ma non per questo innocuo, “On All Fours” conferma le capacità del quartetto londinese, ponendo in evidenza oltre all’attitudine a scelte rischiose e sperimentali, il desiderio di occuparsi di tematiche sociali di ampio respiro, una crescita graduale e un’apertura a nuove direzioni imprevedibili, conservando sempre dei piccoli tratti distintivi e la ribellione degli esordi.

(2021, Rough Trade)

01 Pest
02 Badibaba
03 Jazz (In The Supermarket)
04 Once Again
05 P.T.S.Tea
06 Sad Cowboy
07 The Crack
08 Closing In
09 Anxiety Feels
10 They Bite On You
11 Bang
12 Where Do We Go From Here?
13 A-Men

IN BREVE: 3,5/5

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, scrittura e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida, Indiementia e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.