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Il Quadro di Troisi – S/T

Quando intorno è troppo scuro è bene accendere una luce. Banale, reale, reazione naturale. È scuro intorno per l’epoca nefasta, terribile, violenta. È scuro intorno per la musica leggera italiana, che forse ha raggiunto le sue profondità più basse. Emuli di emuli di altri emuli di penosissimi scarabocchiatori di parole e arrangiamenti innocui. O ribelli con una causa preconfezionata in autotune ed egomania narrativa. Una moltitudine. Un’infinità. D’altronde cos’è che diceva Einstein delle cose infinite? Una delle due era l’universo. E una stella che vale la pena osservare si chiama Il Quadro di Troisi.

Donato Scaramuzzi e Andrea Noce – meglio noti come Donato Dozzy ed Eva Geist – forgiano un sodalizio artistico di nove brani in trentanove minuti: quanto basta per ricordarci che siamo stati e siamo ancora capaci di maneggiare il pop con grazia. Certo non si tratta di due ragazzini né di una collaborazione randomica: l’unico paragone possibile, e anch’esso non casuale, è il duo Alice/Franco Battiato. Eredità pesante? No, non si direbbe: anzi. La leggerezza che permea quest’opera è innata perché la direzione è dritta, certa. Synthpopessenziale e per questo sontuoso, sul quale si muove una voce capace di modularsi e dirigersi drammaturgicamente in modo ogni volta diverso – dai virtuosismi di Beata al sussurrato di Non ricordi, ad esempio. La settima gemma si chiama Real ed è una delle più luminose, ma tutto il disco mantiene una media compositiva alta dall’inizio alla fine, rendendo il giusto tributo all’artista immenso che ispira il nome del progetto. 

Quando intorno è troppo scuro è bene accendere una luce. Banale, reale, reazione naturale. È scuro intorno per la musica leggera italiana, che forse ha raggiunto le sue profondità più basse. È scuro intorno per l’epoca nefasta, terribile, violenta. Epoca di gente che sposa una morte a un laconico “pazienza”. Viene in mente un’intervista che Battiato, evocato pocanzi, rilasciò a Gianni Minà dicendo: “Per non fare ammazzare un uomo, farei andare uno stato in miseria”. La miseria, quella spirituale, ce la stiamo guadagnando senza fatica. Dalla miseria, quella artistica, ci salvano album come questo e purtroppo, nella sua porzione di sistema solare nazionale, poco altro.

(2020, Raster)

01 Il giudizio
02 Beata
03 Sfere di Qi
04 Non ricordi
05 Intenzioni
06 Raggio verde
07 Real
08 Se ne va
09 L’ipotesi

IN BREVE: 4/5

Michele Leonardi
Michele Leonardi è nato. Vive, persino; da qualche parte. Per il resto, si affida momentaneamente a Sereni: “Nulla nessuno in nessun luogo mai”.