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James Blake – Overgrown

Quando nel 2011 James Blake pubblicava il suo primo, omonimo, album la situazione era piuttosto diversa in quel variegato mondo che risponde al nome di dubstep. C’era in corso la ridefinizione dei confini, la standardizzazione di un sound, soprattutto per quegli artisti – come lo stesso Blake – che stavano provando ad andare oltre gli stilemi del genere. Quell’album, dunque, spiazzò i più per le mistioni che presentava, per la capacità di un classe ’88 di fare qualcosa che a pochi altri era venuta in mente e che ad ancora meno era riuscita bene come a lui.

Overgrown, nonostante siano passati appena due anni, esce in un momento completamente diverso, quando ormai il successo di Blake è divenuto planetario e tanti altri progetti hanno cavalcato l’onda di certe sonorità. La cosa sarebbe di per sé di poco conto, se non fosse che influisce sensibilmente sull’analisi di questo secondo lavoro sulla lunga distanza del giovane inglese. “Overgrown” a livello estetico sposta di poco l’asticella rispetto all’esordio, attestandosi ancora una volta sull’incontro-scontro fra soul e dubstep. La differenza la fa il modo in cui Blake arriva al risultato, il cadenzato utilizzo di piano e voce si arricchisce qui di una più pressante presenza di beat e, più in generale, di bassi, a ritmare maggiormente il tutto.

Prendi Life Round Here, che sa tanto r’n’b, o Take A Fall For Me, che vede la collaborazione col rapper RZA, in un episodio piuttosto unico nella produzione a firma Blake. La malinconia insita nelle composizioni blakeiane in “Overgrown” non si placa affatto, magari le atmosfere non saranno profondamente invernali come due anni fa, ma di certo neanche assolate, nonostante almeno un paio di tracce provino ad accendere la luce: vedi Digital Lion, forte della produzione del guru Brian Eno (e se s’è smosso anche uno come lui un motivo ci sarà) o Voyeur, fra i brani più convincenti dell’intero lavoro.

Discorso a parte, poi, merita il singolo Retrograde: pur non avendo la forza autodistruttiva di una “Limit To Your Love” o di “The Wilhelm Scream”, il passo è quello e si sente. Scelta azzeccatissima quella di proporlo come lancio, perché è proprio attraverso la diffusione di brani del genere che Blake fa la differenza. “Overgrown”, pur non suscitando l’effetto sorpresa del suo predecessore, ha il grosso merito di mantenere altissime le quotazioni di James Blake, emozionante, evocativo e talmente riconoscibile da far apparire già come un must un artista che non ha ancora compiuto venticinque anni.

(2013, Polydor)

01 Overgrown
02 I Am Sold
03 Life Around Here
04 Take A Fall For Me (feat. RZA)
05 Retrograde
06 DLM
07 Digital Lion
08 Voyeur
09 To The Last
10 Our Love Comes Back

Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di vinili, CD e musicassette. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.