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John Parish – Bird Dog Dante

Un disco di John Parish costituisce un evento. A parte che per la grandezza del personaggio, musicista e produttore influente come pochi tra gli anni Novanta e fino ai primi anni di questo decennio, anche perché le sue pubblicazioni discografiche come solista sono effettivamente poche e per lo più solo strumentali e/o colonne sonore per film.

Riconosciuto come il nume tutelare di PJ Harvey (ma producer negli anni anche di Giant Sand, Sparklehorse, 16 Horsepower, M. Ward), John del resto considera le sue produzioni come solista un’attività secondaria e anche questo suo ultimo disco ha inevitabilmente avuto una lavorazione particolare: cominciata presso i Toybox Studio a Bristol, è poi proseguita per lo più direttamente a casa di John, ma non sono mancati momenti “particolari” come la registrazione della voce di Aldous Harding (Rachel) effettuata direttamente su smartphone, nel backstage prima di un’apparizione allo show di Jools Holland.

L’album si intitola Bird Dog Dante, i toni sono per lo più orecchiabili (a tratti ammiccanti, vedi proprio Rachel, dove John fa l’occhiolino a Lou Reed) e permeati da una certa dolcezza e una vena malinconica, persino nostalgica, che si dispiega tra pezzi folk come Add To The List, la  sofferta alt country Sorry For Your Loss (cantata da PJ Harvey e dedicata a Mark Linkous aka Sparklehorse), i sussurri di The March, della ballata rock Type 1 e il bolero elettrico Buffalo, fino alla conclusiva First Star, cantata a due voci con Marta Collica e questa volta dedicata al suo idolo di gioventù George Best.

Non mancano chiaramente pezzi strumentali come Let’s Go, il sound thrilling di Kireru, il minimalismo cinematico di Le Passé Devant Nous e Carver’s House, che forse sul piano compositivo costituiscono i punti più alti di un disco comunque sicuramente elegante, con pregevoli arrangiamenti di chitarra e il suono sempre discreto delle tastiere. I limiti tuttavia non stanno tanto nella qualità della produzione (figuriamoci) né negli arrangiamenti, che sono semplici ma comunque sofisticati e mai banali, quanto invece in una certa spaccatura che si evince tra i pezzi più pop ed espressi nella tipica forma canzone e le tracce solo strumentali.

Sebbene lo stile sia lo stesso e riconducibile a un unico autore che ha un suo imprinting ben definito, permane comunque (come peraltro già accaduto in passato) la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa cui manchi un filo conduttore comune. Peccato.

(2018, Thrill Jockey)

01 Add To The List
02 Sorry For Your Loss
03 The March
04 Let’s Go
05 Type 1
06 Rachel
07 Buffalo
08 Kireru
09 Le Passé Devant Nous
10 Carver’s House
11 The First Star

IN BREVE: 3/5

Emiliano D'Aniello
Sono nato nel 1984. Internazionalista, socialista, democratico, sostenitore dei diritti civili. Ho una particolare devozione per Anton Newcombe e i Brian Jonestown Massacre. Scrivo, ho un mio progetto musicale e prima o poi finirò qualche cosa da lasciare ai posteri. Amo la fantascienza e la storia dell'evoluzione del genere umano. Tifo Inter.