
La politica ha cercato, per fortuna senza riuscirci, di censurarli. I tribunali sono stati usati, pretestuosamente, per intimargli di chiudere la bocca. Alcuni paesi hanno persino scelto di vietare le loro esibizioni per via di una comunicazione ritenuta antisemita, per la loro presa di posizione chiara, precisa, documentata, circostanziata, inconfutabile sulla Palestina e su ciò che lƬ sta accadendo. Eppure Mo Chara, MóglaĆ Bap e DJ PróvaĆ non hanno mai fatto un passo indietro, tuttāaltro, rilanciando ogni giorno il loro messaggio, un all in che per molti altri avrebbe potuto significare la scomparsa artistica e che per loro, invece, ĆØ stata una vera e propria meritata deflagrazione.
La pasta dei Kneecap era giĆ chiara, lo avevano dimostrato gli svariati singoli sganciati come missili terra-aria giĆ prima della pubblicazione di āFine Artā (2024), il loro album dāesordio che li ha resi una delle cose imperdibili di questi nostri anni complicati. Ma con Fenian ĆØ sotto gli occhi di tutti come di limiti sembrano poterne avere davvero pochi. La produzione affidata a Dan Carey (uno che, per dirne un paio, ha messo le mani su Fontaines D.C. e Black Midi) ha portato il lavoro dei Kneecap a un livello oggettivamente superiore a quanto fatto finora dal trio: il sound ĆØ pieno, rotondo, molto più stratificato e oscuro rispetto al passato, un passo decisivo verso una maturitĆ sonora che va in inscindibile parallelo con lāimpegno della sigla Kneecap, sempre più dannatamente ficcante.
In Palestine, ad esempio, cāĆØ la collaborazione col rapper palestinese Fawzi da Ramallah, per quello che ĆØ ovviamente il pezzo più drammaticamente diretto dellāintera tracklist (con un interessante parallelismo tra le storie palestinese e irlandese), giusto per non perdere il focus sulla questione. Poi cāĆØ il processo affrontato da Mo Chara (accusato di terrorismo per aver sventolato sul palco una bandiera di Hezbollah), che nel singolo Liars Tale diventa fatto di interesse pubblico prima che personale, un brano in cui viene preso di mira il Primo Ministro inglese Keir Starmer con versi che lasciano davvero poco, pochissimo spazio alle interpretazioni (āFuck Keir Starmer, Netanyahuās bitch and genocide armer, better off as compost for farmersā), reo fra le altre cose di aver definito āinappropriataā lāesibizione dei Kneecap a Glastonbury.
In Occupied 6 torna un altro tema particolarmente caro ai Kneecap, ovvero la contrapposizione tra cattolici e protestanti, chĆ© se avete visto il loro film capirete bene quanto stia al centro della storia del popolo irlandese e, di riflesso, di quella del trio di Belfast. E da qui alla title track e ad An Ra, in cui non ne viene risparmiata neanche una agli inglesi. Rispetto a āFine Artā ĆØ poi evidente come i Kneecap abbiano qui in āFenianā prestato il fianco a considerazioni più intime e personali, sparse qui e lƬ allāinterno del disco e che trovano il culmine nel commovente finale affidato ad Irish Goodbye, in cui Kae Tempest presta la propria voce al doloroso ricordo della depressione e del conseguente suicidio della madre di MóglaĆ Bap.
Nel bel mezzo dellāanalisi concettuale del disco, non si può poi non notare come rispetto al predecessore āFenianā mostri una varietĆ di spunti encomiabile.Ā CarnivalĀ (ancora protagonista il processo di Mo Chara) nasconde prestigiose reference trip hop, che si ritrovano anche altrove in giro nellāalbum e che trovano meraviglioso compimento inĀ Cocaine Hill, un narcolettico ed ipnotico giro di chitarra che vede la collaborazione con Radie Peat dei connazionali Lankum.Ā Big Bad MoĀ vede emergere lāaciditĆ dei Prodigy (ma provate a non sentirci anche roba come i Bloodhound Gang), mentreĀ HeadcaseĀ gioca a rimpiattino con evidenti tendenze drumānābass dove ritorna ancora il faro dei Prodigy. Lāhip hop più classico di pezzi come il singoloĀ Smugglers & ScholarsĀ eĀ Gael PhonicsĀ (splendida rivendicazione dellāuso della lingua irlandese, cosƬ come nellāintroĀ Ćire go Deo) ĆØ cosƬ solo la punta di un iceberg che i Kneecap ribaltano continuamente allāinterno del disco, rendendo quasi impossibile riconoscerne la direzione nel suo galleggiamento a vista.
I Kneecap sono hip hop perchĆ© hanno le barre e che barre, sono punk perchĆ© sputano in faccia allāautoritĆ corrotta e alle ingiustizie, sono rave perchĆ© ĆØ di quella cultura (e di droghe sintetiche) che sono impregnate le loro vite, sono storia e attualitĆ (musicali e non) che si accavallano, si sovrappongono e si confrontano fino a fondersi lāuna con lāaltra. E fanno tutto ciò con una forza, una chiarezza e una militanza senza compromessi che da tanto, troppo tempo non si vedeva in dei dischi e/o su dei palchi. In questi tempi bui i Kneecap sono una creatura semplicemente fondamentale cui andrebbe affidata la voce di tutti i deboli in giro per il mondo, una resistenza programmatica che sfonda muri e confini per diventare universale.
2026 | Heavenly
IN BREVE: 4,5/5
