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Leonard Cohen – You Want It Darker

youwantitdarkerTi hanno sempre dato per spacciato, Leonard. Scusa se ti do del tu. Saremmo in tanti a condividere queste cose, lo so, ma devo. Perché tu c’eri, la prima volta che mi sono innamorato. E lei si chiamava, nella sua lingua, Suzanne. Tu c’eri quando è mancato mio nonno. Tu c’eri tante di quelle volte che forse… non le ricordo. Tutte le volte che io, allo stesso modo, mi sono dato per spacciato. Come quel tizio che ti confidò che eri troppo vecchio per fare il cantautore, prima che pubblicassi “Songs Of”. Come la critica, il pubblico, che all’epoca preferivano altro, roba meno depressa – dicevano. Come chi ha scritto, disco dopo disco, che al successivo poi saresti finito. Che la tua voce non ce l’avrebbe mai fatta. Che cominciavi a ripetere la stessa solfa. Che questo, che quello: stronzate.

Sai cosa scrivono, oggi, Leonard? Scrivono soprattutto che sei malato. Che non stai bene, che sei costretto in casa. Che l’unica cosa certa è che non ti vedremo più su un palco. Un po’ ci godono a pensare che sia game over. Sono lì pronti a far partire la claque. Ti acclamano anche adesso, per carità, ma vuoi mettere? Cazzo: se muori viene giù il finimondo. Chiaramente non puoi dargliela vinta. Ma non fai nessuno sforzo, non è vero? Non lo capiscono che li prendi anche in giro. They want you darker? You light the flame.

C’è una cosa che ho letto da qualche parte, Leonard, ma non ricordo bene dove. Qualcuno ha detto che scrivi sempre la stessa canzone da cinquant’anni, ma è sempre un miracolo. Insegnalo a quelli che s’inventano di tutto e non arriveranno mai alla grazia gospel della title track o di On The Level. Insegnalo ai ragazzini che pensano di aver scritto un pezzo immortale per essere finiti un paio d’anni in classifica, fagli ascoltare Treaty e mostragli l’eternità.

Insegnalo ai produttori che imbottiscono qualsiasi brano, senza capire quanto sono piene Leaving The Table o If I Didn’t Have Your Love. Insegnalo a chi si crede maudit perché ha un filo di barba e un paio di jeans comprati già con gli strappi, dagli lo schiaffo blues/mediterraneo di Travelling Light. A chi ti chiede messa porta It Seemed The Better Way; a chi ti chiede il Vangelo, porta Steer Your Way: They whisper still, the injured stones / The blunted mountains weep / As he died to make men holy / Let us die to make things cheap / And say the Mea Culpa, which you gradually forgot / Year by year, month by month, day by day / Thought by thought”.

A chi a me chiederà l’Everest, Leonard, non volermene. Ma porterò sia te che Bob, a spasso. Ti faccio soltanto una preghiera, ma promettimelo. Rendimi ancora più pesanti queste sacche.

«È come aver dato al monte Everest una medaglia per la montagna più alta del mondo»
(Leonard Cohen sull’assegnazione del Premio Nobel a Bob Dylan)

(2016, Sony)

01 You Want It Darker
02 Treaty
03 On The Level
04 Leaving The Table
05 If I Didn’t Have Your Love
06 Traveling Light
07 It Seemed The Better Way
08 Steer Your Way
09 String Reprise / Treaty

IN BREVE: 4/5

Michele Leonardi è nato. Vive, persino; da qualche parte. Per il resto, si affida momentaneamente a Sereni: “Nulla nessuno in nessun luogo mai”.