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Lianne La Havas – Blood

bloodFinire sotto l’ala protettrice di un guru come Prince non è mai un colpo di fortuna, così come non lo è firmare per un’etichetta come la Warner, essere nominati al Mercury Prize o calcare il palco di Glastonbury. Men che meno se tutte queste circostanze coincidono nello stesso artista, che deve necessariamente averci messo qualcosa di suo.

Nel caso specifico di Lianne La Havas, gli elementi che l’hanno portata a scalare le classifiche di gradimento sono tanti e tutti parimenti importanti: una voce cangiante che passa dal soul al pop con estrema facilità, una certa sensibilità cantautorale e una classe innata anche laddove le scelte virano su sentieri che portano dritti alla diffusione radiofonica. L’esordio “Is Your Love Big Enough?” era già abbastanza completo ed esplicativo delle qualità di Lianne, ma è con questo Blood che il livello d’attenzione sull’inglese sale vertiginosamente. Rispetto al disco del 2012, incentrato in modo particolare sulla verve acustica della La Havas, qui la produzione è più corposa e piena di espedienti che lavorano di cesello sulle caratteristiche di base.

C’è coerenza stilistica anche nell’evidente tentativo di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, nel non voler togliere spazio a nessuna delle anime che convivono in Lianne: l’afflato squisitamente soul del singolo Unstoppable e, soprattutto, il trittico seguente composto da Green & Gold, What You Don’t Do e Tokyo, sono la quota catchy che mancava al debutto, refrain accattivanti e tutta la forza della tradizione messa al servizio dell’oggi.

Il sangue che dà il titolo all’album, le radici della madre giamaicana, vengono definitivamente fuori nei ritmi della stupenda Grow ma risuonano un po’ in ogni traccia, anche in momenti prettamente chitarra e voce come Ghost o quando compaiono a sorpresa le scariche elettriche di Never Get Enough. Gli episodi più dolci, Wonderful e la conclusiva Good Goodbye, mostrano come Lianne sappia porre l’accento sulla propria voce anche senza arrampicarsi su di essa, cosa che avviene invece in quella vera e propria prova di forza che è Midnight.

Fra archi e ottoni mai invadenti, un latente groove caraibico e le corde appena pizzicate, ciò che resta è un disco che supera i confini di genere, in una miscela seducente e multicolore che pare vintage perché veste capi d’annata. Ma chi li indossa, Lianne, ha dalla sua l’invidiabile freschezza del nuovo che avanza.

(2015, Warner)

01 Unstoppable
02 Green & Gold
03 What You Don’t Do
04 Tokyo
05 Wonderful
06 Midnight
07 Grow
08 Ghost
09 Never Get Enough
10 Good Goodbye

IN BREVE: 4/5

Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di vinili, CD e musicassette. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.