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Lucy Dacus – Home Video

Dopo il grande successo di “Punisher” (2020), sophomore di Phoebe Bridgers, e la pubblicazione del valido “Little Oblivions” di Julien Baker qualche mese fa, anche l’ultima Boygenius Lucy Dacus è tornata con il suo terzo lavoro in studio, Home Video. Esso tratta il periodo adolescenziale della cantautrice trascorso a Richmond in Virginia, e la forma diaristica indie folk/rock, oltre a rimandare alla modalità delle colleghe citate precedentemente, ricorda anche quella incredibilmente nineties adottata da Fenne Lily in “Breach” (2020). Oltre ad essere la miglior traccia, Hot & Heavy funge da chiave di lettura per l’intero disco tra nostalgia, emozioni forti, esperienze di cui fare tesoro e momenti passati che non potranno mai più ripetersi, ed è seguita dagli accenni di piano e chitarra che incorniciano i consigli da amica della breve Christine e dalle sensazioni uniche del primo amore della dinamica e lo-fi First Time.

VBS sta per “vacation bible school”, ovvero “vacanza con l’oratorio”, dove la cantautrice trovò il suo primo ragazzo che, diversamente da lei, era più devoto ai Cure e agli Slayer che alla religione, e al quale è probabilmente dedicata l’inaspettata esplosione di chitarre distorte nel finale. Ad essa fanno seguito la leggerezza e la fretta di crescere delle amiche raccontata in Cartwheel, la minimale Thumbs, retta soltanto dalla voce dell’artista, e l’età di passaggio illustrata dalla ballad Going Going Gone, che vede accreditate anche le compagne Bridgers e Baker ai cori.

Dopo il capitolo dedicato alla crescita si apre quello delle relazioni “falsate”: l’uso dell’auto-tune nella sperimentale Partner In Crime è funzionale alla storia raccontata, nella quale la cantautrice cerca di apparire più matura al fianco di una persona più grande, mentre il caso di Brando riguarda il genere di amicizie nelle quali uno cerca di “forgiare” l’altro a propria immagine e somiglianza. Il ragazzo frequentato da Dacus aveva basato interamente la sua persona sui suoi gusti, riferiti in particolare a musica e cinema, e le aveva insegnato tutto ciò che sapeva solo per sentirsi superiore e far sì che lo rispecchiasse, inoltre per rivolgersi a lei utilizzava perlopiù frasi fatte e citazioni.

Please Stay torna sui passi della seconda traccia sia dal punto di vista del sound, sia per il tema dei consigli e della cura dell’altro, incentrandosi stavolta sulla figura dell’artista e su ciò che ha sempre cercato di fare per aiutare i propri cari, mentre la lunga chiusura affidata a Triple Dog Dare tratta il passato innamoramento per una ragazza, ostacolato dalla madre di lei. Lucy non delude le aspettative e mostra grandi progressi nel songwriting con il suo equilibrato e nostalgico “Home Video”, regalandoci alcune pagine del suo diario personale e lasciando il finale aperto e libero: un lavoro autobiografico, ma allo stesso tempo condivisibile, in cui ognuno può riconoscere qualcosa della propria esperienza e identificarsi fortemente a livello emotivo con la protagonista.

(2021, Matador)

01 Hot & Heavy
02 Christine
03 First Time
04 VBS
05 Cartwheel
06 Thumbs
07 Going Going Gone
08 Partner In Crime
09 Brando
10 Please Stay
11 Triple Dog Dare

IN BREVE: 4/5

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, fotografia e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.