Home RECENSIONI Manic Street Preachers – The Ultra Vivid Lament

Manic Street Preachers – The Ultra Vivid Lament

Vent’anni fa i Manic Street Preachers pubblicavano il loro sesto album in studio, lo splendido ma divisivo “Know Your Enemy” (2001), che di fatto inaugurò la terza fase della band gallese, fase che dura ancora oggi. In precedenza, gli irruenti e indimenticabili esordi con Richey Edwards (“Generation Terrorists” del ‘92, “Gold Against The Soul” del ‘93, il seminale “The Holy Bible” del ‘94), seguiti dalla rinascita post Edwards, contraddistinta dai due capolavori che hanno reso popolare la band in tutto il mondo (“Everything Must Go” del ‘96, “This Is My Truth Tell Me Yours” del ‘98). Dopo, un periodo ormai ventennale, pieno di tanti album, alcuni molto buoni altri meno, ma nessuno (“Know Your Enemy” a parte) davvero indimenticabile.

Insomma, per farla breve, nonostante tanto mestiere, tanta esperienza, il songwriting di James Bradfield registrava qualche passaggio a vuoto rispetto all’impressionante livello medio che fu dei fasti già citati. Fino ad ora. Già, perché ad ascoltare questo album, lo splendido The Ultra Vivid Lament, non si può che rimanere sorpresi da un fatto incontrovertibile: l’ispirazione di Bradfield (pur non avendo sfornato una nuova “If You Tolerate This…” o un’altra “A Design For Life”) è tornata ad essere quella dei tempi migliori, garantendo melodie eccellenti per tutta la durata dell’album, andando ben oltre i classici tre o quattro buoni pezzi per disco. Un disco innanzitutto elegante, gentile, che ricorda per le sonorità, come se fosse quasi la sua evoluzione positiva, l’introverso “Lifeblood” del 2004.

Un disco che parte subito in modo importante, con tre canzoni di spessore: la bucolica Still Snowing In Sapporo (miglior brano dell’album), con il suo ritornello indimenticabile, il singolo Orwellian, dove i gallesi tirano fuori un altro pezzo da novanta in quanto a melodie, e The Secret He Had Missing (cantata insieme a Julia Cumming), altra canzone che entra subito in testa. Insomma, un inizio davvero fulminante che sembra riportare gli estimatori dei Manics indietro di vent’anni e passa, quando per scoprire un disco acquistavamo un CD anziché aspettare la mezzanotte su Spotify. Molto bene anche Quest For Ancient Colour, ma a meritare un’altra menzione particolare è l’irresistibile Don’t Let The Night Divide Us, che sembra uscita dagli Abba più ispirati (quelli di “SOS”, per intenderci), che magari – provocazione – Bradfield avrebbe potuto regalare al ritrovato quartetto svedese.

La seconda parte del disco è invece contraddistinta da altri momenti brillanti e spensierati (tra cui spiccano l’imponente Complicated Illusions e il perfetto britpop della conclusiva Afterending), ma soprattutto da due canzoni dove i Manics raggiungono picchi altissimi, cambiando registro e diventando più cupi, introversi, profondi: trattasi dell’eccezionale Diapause e di Blank Diary Entry, dove la band si avvale della preziosa e inattesa collaborazione con Mark Lanegan, con una contaminazione a stelle e strisce che arricchisce ulteriormente questo album. Un album che segna la definitiva rinascita dei Manic Street Preachers: James Dean Bradfield, Nicky Wire e Sean Moore dopo oltre trent’anni di carriera scoppiano di salute e “The Ultra Vivid Lament” sta qui a dimostrarlo.

(2021, Columbia / Sony)

01 Still Snowing In Sapporo
02 Orwellian
03 The Secret He Had Missed (feat. Julia Cumming)
04 Quest For Ancient Colour
05 Don’t Let The Night Divide Us
06 Diapause
07 Complicated Illusions
08 Into The Waves Of Love
09 Blank Diary Entry (feat. Mark Lanegan)
10 Happy Bored Alone
11 Afterending

IN BREVE: 4/5

Questa recensione è dedicata alla memoria di Arianna. Non hai potuto per pochi giorni ascoltare sulla terra questo album, l’album della tua band preferita, ma voglio, devo credere che tu stia apprezzando “The Ultra Vivid Lament” da qualche parte.

Una malattia cronica chiamata britpop lo affligge dal lontano 1994 e non vuole guarire. Bassista fallito, ma per suonare da headliner a Glastonbury c'è tempo. Nell'attesa lavora come farmacista, quando può viaggia per il mondo verso mete ricercate e scrive con passione per Il Cibicida dal 2009.