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Menace Beach – Ratworld

ratworldLa circostanza che, prima di arrivare a questo loro esordio sulla lunga distanza, gli inglesi Menace Beach abbiano pubblicato un bel mucchietto di singoli è piuttosto significativa. Significativa per un lavoro, Ratworld, che nelle intenzioni pare voler essere proprio questo: una raccolta di singoletti tutti simili fra loro, magari accompagnati dal consueto videoclip scanzonato acchiappa-teenager. Neanche uno, però, convincente il minimo sindacale da rendere il tutto interessante.

La formula del quintetto di base a Leeds è chiara: spalmare qua e là per ognuna delle dodici tracce che compongono il disco tutti gli ascolti nineties possibili e immaginabili. Dalla leggerezza dei Pavement (e se dovessero negare lo farebbero sapendo di mentire) al garage dei Dinosaur Jr (perdonaci J Mascis), passando per certi giochi d’incroci fra voce maschile, voce femminile e chitarra che riportano alla mente quella band shoegaze molto famosa che preferiamo non citare nemmeno. Anche se nella pratica sembra pure azzardato parlare di shoegaze solo perché un brano (Blue Eye) e pochi altri sprazzi presentano qualche distorsione in più.

Fintamente lo-fi, “Ratworld” ha in realtà mire easy-listening che farebbero invidia a quelle pur smisurate dell’ultimo Julian Casablancas. È la solita solfa, è il solito revival che prova a spremere le ultime gocce di fluido magico senza aggiungere nulla di personale, è roba per chi non solo non ha mai ascoltato gli originali ma si rifiuta anche di seguire i consigli del fratello maggiore. Cosa dovremmo farcene di decine di album come questo, omologati come neanche nel peggior incubo orwelliano, resta un mistero cui nessuno è ancora riuscito a trovare risposta.

(2015, Memphis Industries)

01 Come On Give Up
02 Elastic
03 Drop Outs
04 Lowtalkin
05 Blue Eye
06 Dig It Up
07 Tennis Court
08 Ratworld
09 Tastes Like Medicine
10 Pick Out The Pieces
11 Infinite Donut
12 Fortune Teller

IN BREVE: 2/5

Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di vinili, CD e musicassette. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.