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Nia Archives – Emotional Junglist

Nell’esordio “Silence Is Loud”, uscito nel 2024, la jungle era per Nia Archives il grimaldello grazie al quale la producer e DJ di Bradford provava a scassinare da dentro un’intera scena, un disco dove la velocità era tanto punto di partenza quanto d’arrivo. Adesso, raccolti i frutti di un ottimo primo album e di tutto ciò che ne è conseguito (premi e via discorrendo), Nia sembra davvero pronta a prendere in parte le distanze dal proprio mondo di riferimento per provare ad affermarsi in ambienti più larghi. E ciò avviene con un disco, Emotional Junglist, che si propaga in territori variegati mentre lì sullo sfondo i club stanno sempre ad osservare, un lavoro in cui Nia ci mette anche del significato, dipingendo la parabola di una relazione in tutte le sue fasi, anche quelle dolorose, ma non è la malinconia la sensazione prevalente che viene fuori ascoltando il disco quanto piuttosto la reazione, attraverso una tensione palpabile.

Nella Feelingz Go Numb che apre il disco, ad esempio, la protagonista assoluta è la sezione ritmica marcatamente jungle, innervata da campionamenti di archi che addolciscono l’incedere impetuoso regalando al pezzo e all’incipit dell’album un’atmosfera diversa rispetto al vecchio lavoro di Nia. Un disco, il nuovo, che per la sua intera durata fa convivere chitarre punkeggianti e suoni sintetici in modo piuttosto naturale e coeso. Vedi Around Tha Band (ma anche Almost Always o la conclusiva Boys In Blue), attraversata com’è da una chitarra che per la prima volta è la vera protagonista della musica di Nia (che qui guarda un po’ anche a certa new wave, vedi Cure e compagnia nera). Anche questo un segnale di evoluzione rispetto al recente passato, la ricerca di qualcosa che vada oltra il consolidato schema della jungle. E oltra va anche lo sguardo a certo indie rock dei primi anni 2000 (basti pensare a gente come Bloc Party o persino gli Arctic Monkeys) che s’intravede nelle spire di pezzi come Dance With Me 2nite o Lovers Grief.

In tutto “Emotional Junglist” la voce di Nia è forgiata con riflessi più soul ed R&B rispetto al passato, a sottolineare i punti di contatto con la tradizione di artisti come Amy Winehouse o, più di recente, Raye. Riflessi che vengono confermati anche dalle due collaborazioni illustri presenti nell’album: in Get Me Down arriva l’amica Jorja Smith, perfetto contraltare canoro del sound del pezzo, rotondità contro spigoli in un incontro che poi, nella sostanza, viene fuori una favola; in Tender, invece, è Sampha a finire sotto la luce dei riflettori, dando un tocco più riflessivo e vellutato alla parte conclusiva della tracklist, pur nel consueto turbinio jungle.

Se Danger si perde in modo quasi scanzonato nella sua forma da piccola nenia industriale, mentre in Train Of Though la jungle della casa incontra rumorismi ambient (per una drum and bass eterea davvero, davvero coinvolgente), nel resto di “Emotional Junglist” fa finalmente capolino anche il pop vero e proprio, che Nia Archives sembra avere in canna da sempre sebbene non l’abbia mai tirato davvero fuori: è il caso di This Could Be… che è il gancio più evidente che il disco lancia a quel mondo, ma anche di Superlust che si muove negli stessi territori e di The Darkest Hour, che rallenta ai limiti del possibile l’arrembaggio percussivo toccando ambienti jazzati e orchestrali, con Nia che arriva contestualmente al culmine delle sue considerazioni su una relazione che è andata a farsi benedire.

La cosa più importante di “Emotional Junglist” così, a prescindere dalla musica stessa e a prescindere dal concept di fondo, diventa il modo in cui Nia Archives si presenta qui come autrice e interprete più che “soltanto” come una producer come fatto in passato, quando era quello l’aspetto predominante delle sue produzioni. E le ibridazioni che mette sul piatto, la contaminazione senza confini, la rottura degli schemi che prova a mantenere costante minuto dopo minuto, sono così il vademecum di un’artista dannatamente in rampa di lancio che possiede tutti i pezzi di un puzzle che adesso, poco a poco, sta iniziando a completare.

2026 | Island

IN BREVE: 3,5/5