Home RECENSIONI Papa Roach – F.E.A.R.

Papa Roach – F.E.A.R.

fearI Papa Roach impazzavano agli inizi degli anni Zero sulla scia di “Last Resort”, una di quelle canzoncine facili e finto-cattive che finiscono puntuali nei dj-set tutti uguali delle discoteche rock. Dopo “Infest”, album del 2000 che includeva il singolone di cui sopra, la band guidata da Jacoby Shaddix ha continuato a inanellare dischi di platino e d’oro Oltreoceano. Qui in Italia forse i nu-metallers crescendo li hanno persi di vista credendoli morti, ma certe caciotte sonore sono vive e vegete e vanno ancora forte negli States (tipo i Disturbed o i Taproot).

Pieno zeppo di melense canzonette rivestite con chitarroni e pattern elettronici di livello principiante che fanno male quanto le forbici dalla punta arrotondata di Art Attack, questo F.E.A.R. fa davvero paura tanta è la pochezza artistica e intellettuale che contiene. Se vi state chiedendo quante volte avete già sentito il riff di Broken As Me, la risposta è: troppe per tollerarlo ancora una volta. Se vi state chiedendo che senso abbia quella gran paraculata hip-hop di Gravity, la risposta è: assolutamente nessuno, i P.O.D. avevano già rotto le palle 14 anni fa, non ci serve lo scarto di un loro scarto. Se vi venisse il sospetto di avere di fronte una sfilza di canzoni degne di una banda di adolescenti senza talento ma con un buon produttore alle spalle, non dovreste neanche scomodare le monetine dell’I Ching per trovare la soluzione al dilemma, questi hanno quasi 40 anni e nessuna voglia di crescere. Magari per loro restare candidamente intrappolati tra gli istinti puberali sarà anche remunerativo, ma non lo è per noi che cerchiamo nella musica un movente artistico, delle emozioni e non coretti da centro commerciale ben oltre il limite dell’irritante.

Con una produzione pompata e pulita che neanche un esercito di colf renderebbe più luccicante, “F.E.A.R.” è il tipico catalogo di cliché triti e ritriti da band-va-dove-ti-porta-il-trend che non ha mai avuto il coraggio di mettersi in discussione e che, con la crisi di vendite dei CD, non è buona neanche a produrre dischetti da usare come sottobicchieri. La Musica è ben altra cosa, una Cosa Seria, smettete di deturparla con queste porcherie.

(2015, Eleven Seven Music)

01 Face Everything And Rise
02 Skeletons
03 Broken As Me
04 Falling Apart
05 Love Me Till It Hurts
06 Never Have To Say Goodbye
07 Gravity
08 War Over Me
09 Devil
10 Warriors
11 Hope For The Hopeless
12 Fear Hate Love

IN BREVE: 1/5

Starnazza dietro il microfono per la sua band stoner, gli Jussipussi, e spiccherà presto il decollo col suo progetto solista Blackwhale. Sfornella per il suo blog culinario Uomo Senza Tonno e bazzica su Il Cibicida dal 2006.