Home RECENSIONI Pinegrove – 11:11

Pinegrove – 11:11

Le ombre che permeavano il malinconico e riflessivo “Marigold” (2020) avevano rappresentato il punto di ripartenza dei Pinegrove dopo la bufera che aveva investito il cantautore Evan Stephens Hall, accusato di molestie, ma l’avvento del covid e il conseguente annullamento dei tour ha sconvolto nuovamente i piani del gruppo, che ritiratosi nella residenza-studio rurale “Amperland” a Kinderhook (New York) ha deciso di fare un regalo ai fan, ovvero la raccolta di brani rivisitati, con annesso film, “Amperland, NY” (2021), per poi salutare la tenuta e optare per dei cambiamenti di sede e collaborazioni.

Nell’inatteso ritorno con 11:11, insieme al fulcro principale composto da Hall e il batterista Zack Levine spicca, oltre al polistrumentista e fido producer Sam Skinner, la mano al mixer di Chris Walla, chitarrista e songwriter dei Death Cab For Cutie, che conferisce un approccio sonoro ricco e più disordinato rispetto ai lavori precedenti. Il sound abbraccia le influenze (ovviamente) dei Death Cab del bellissimo “Transatlanticism” (2003), aggiungendo gli immancabili frammenti di Americana ai classici emo e indie rock, mentre i testi, che come sempre sono il piatto forte del progetto, trattano varie sfaccettature dell’animo umano, chiamando in causa il fattore tempo e tematiche urgenti legate all’ambiente e all’immobilismo politico, coinvolgendo ogni emozione e sensazione possibile, dalla speranza, all’amore, la rabbia fino alla tristezza.

Armonia e sincronismo sono i termini chiave dell’opera, lo si riscontra sia nel titolo, il cui significato in numerologia è collegato alla pace interiore, alla spiritualità e alla forza di superare le avversità, sia nelle geometrie dell’artwork che solitamente caratterizzano la maggior parte degli album della band, qui perfettamente simmetriche. Ad aprire sono le chitarre placide della lenta Habitat, traccia sull’importanza del tempo trascorso e di come alcuni momenti storici possano fare breccia e rimanere impressi nella vita del singolo, intitolata inizialmente “House Sitting”, risalente al 2013 e riveduta soprattutto dal punto di vista testuale in seguito, ingranando con la più volutamente dinamica Alaska, spinta metaforica all’azione contro ripetitività e immobilismo, e i pianti liberatori di Iodine.

La serie di incendi devastanti che nel 2020 colpirono Washington, Oregon e California, raccontata attraverso lo spettacolo apocalittico dei cieli arancioni in Orange, rappresenta uno dei momenti cardine dell’opera, succeduto dall’alt-country pastorale di Flora, e dalla splendida ballad motivazionale Respirate, incentrata sulla frustrazione che ha colpito ognuno di noi durante i periodi più duri della pandemia e l’importanza di rimanere uniti per non perdere la speranza di tornare “a respirare” un po’ di normalità (purtroppo né noi né tantomeno Hall avevamo calcolato l’incombenza di una possibile guerra nucleare fino a un mese fa), traccia in stretta continuità con i giri armonici di Let, unico brano scritto a quattro mani da Hall e Skinner, nel quale il bisogno di guardare avanti si mescola alla tristezza per aver perso qualcuno a causa di comportamenti sbagliati.

L’ultima parte del disco vede susseguirsi la colonna sonora indie rock di una vita vissuta giorno per giorno e delle poche ineluttabili azioni compiute conoscenza dopo conoscenza di So What, la necessità di immergersi nella natura e sentirsi parte di essa in Swimming, fino a scontrarsi con il dolore urlato in Cyclone, e giungere al minimalismo acustico e alla chiusura brusca e disattesa di 11th Hour, il cui titolo è un riferimento evidente al documentario ambientalista narrato e prodotto da Leonardo DiCaprio. Con “11:11” i Pinegrove ritrovano il sospirato equilibrio e continuano a (ri)salire la china con ottimi risultati, come se per loro il tempo fosse “congelato” e fossero rinati nuovamente: una sorta di secondo esordio, come lo fu il valido “Meridian” (2012) esattamente dieci anni fa.

(2022, Rough Trade)

01 Habitat
02 Alaska
03 Iodine
04 Orange
05 Flora
06 Respirate
07 Let
08 So What
09 Swimming
10 Cyclone
11 11th Hour

IN BREVE: 4/5

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, fotografia e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.