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Placebo – MTV Unplugged

placebomtvunpluggedL’essenza di una performance “senza spina” non dovrebbe mai stare nel semplice utilizzo di strumentazione acustica. Affinché l’esibizione resti nella memoria, serve che i brani rivivano per l’occasione in nuovi abiti, nuovi arrangiamenti che ne evidenzino aspetti diversi dalle versioni su disco. Per la ormai leggendaria – seppur in rovina in quanto ad appeal – serie MTV Unplugged, alcuni artisti hanno raggiunto l’obiettivo, tanti altri no, sprecando loro malgrado la chance. I Placebo mancavano all’appello e il ventennale della band è stata la ricorrenza giusta per farli presentare negli studi londinesi del canale, lo scorso 19 Agosto.

“Avevamo la missione di rendere il nostro contributo alla storia del programma tanto eccitante per noi quanto per il pubblico, la più grande sfida era ricreare queste canzoni in un modo nuovo e attraente, perché noi stessi volevamo essere a nostra volta sorpresi”, queste le parole di Brian Molko per presentare il disco. Direttive rispettate? Sì e no, nel senso che nella tracklist, composta da ben 17 tracce, convivono momenti in cui pianoforte, percussioni leggere, sei corde acustica e strumentazione etnica riescono a stravolgere capisaldi della discografia degli inglesi e altri dove invece l’effetto non è convincente allo stesso modo.

Fra i primi c’è sicuramente 36 Degrees, che mantiene la sua struttura rock ma condita da archi che l’adattano bene alle necessità del format, così come Every You Every Me che trova nuova espressività nella semplicità della chitarra acustica (ospite la danese Majke Voss Romme aka Broken Twin) e una Without You I’m Nothing che grazie all’impostazione orchestrale non perde un grammo del pathos originario. Ma anche Protect Me From What I Want (in compagnia di Joan Wasser aka Joan As Police Woman) e la Where Is My Mind? dei Pixies, ormai di diritto nel repertorio live dei Placebo e sempre fascinosa (“La cover di una band che ha avuto una grande influenza su di me quand’ero un teenager”, così Molko prima di eseguirla).

Lo stesso non può dirsi per Slave To The Wage, che perde intraprendenza affidata com’è alla voce di Molko che snocciola i versi su un tappeto d’archi piuttosto monotono. In generale sono i pezzi più recenti della discografia dei Placebo a deludere (e non è forse una coincidenza), vedi For What It’s Worth e Too Many Friends, troppo assimilabili alle versioni originali e decisamente scialbe.

Nel complesso si tratta di un interessante spaccato della carriera di una band che ha saputo mettere a segno colpi ad effetto, ma è sulla capacità di reinventarsi (che i Placebo avrebbero dovuto mettere in mostra anche negli ultimi tre o quattro lavori in studio) che si continuano a nutrire delle perplessità, qui per larga parte confermate.

(2015, Universal) 

01 Jackie
02 For What It’s Worth
03 36 Degrees
04 Because I Want You
05 Every You Every Me (feat. Majke Voss Romme)
06 Song To Say Goodbye
07 Meds
08 Protect Me From What I Want (feat. Joan As Police Woman)
09 Loud Like Love
10 Too Many Friends
11 Post Blue
12 Slave To The Wage
13 Without You I’m Nothing
14 Hold On To Me
15 Bosco
16 Where Is My Mind?
17 The Bitter End

IN BREVE: 3/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.