Home RECENSIONI Pop. 1280 – Museum On The Horizon

Pop. 1280 – Museum On The Horizon

Per tutto il periodo in cui hanno inciso per Sacred Bones, ovvero da “The Grid” del 2010 a “Paradise” del 2016, i newyorkesi Pop. 1280 hanno dato fondo alle loro fumose visioni metropolitane affidandosi a un pastone di noise e post punk altamente rumoristico. Proprio con “Paradise”, però, s’era fatta avanti all’interno del duo composto da Chris Bug e Ivan Drip una certa necessità di provare ad aggiungere nuovi elementi alla loro proposta, nello specifico sintetizzatori e diavolerie elettroniche varie ed eventuali. E quell’esigenza i due l’avevano poi concretizzata allargando la formazione del progetto che avevano fondato, accogliendo Matthew Hord insieme al quale sono usciti nel 2019 con “Way Station”, un lavoro di svolta per i Pop. 1280 (a iniziare dall’uscita dal roster della Sacred Bones).

Museum On The Horizon riparte dalle basi poste nel disco di due anni fa ma le amplifica a dismisura, ingabbiando i Pop. 1280 in atmosfere che calzerebbero a pennello ad uno di quei B-movie fantascientifici eighties diventati dei cult dopo decenni. Le influenze propriamente rock della prima parte della loro discografia i Pop. 1280 le hanno chiuse in soffitta ad ammuffire, lasciando che trapelino qui solo vaghe e lontane reminiscenze (come l’appena accennato sapore shoegaze di Brennschluss). Perché per il resto quello che attraversa le dieci tracce del disco è un industrial 3.0 infarcito di EBM (su tutte Human Factor) e divagazioni trance (vedi Not Too Deep, che salta prepotentemente all’orecchio già a un primo attraversamento della tracklist), roba certo non nuova ma su cui la band non si era mai esposta così tanto.

Gli sferragliamenti sono il filo conduttore su cui i Pop. 1280 poggiano ancora una volta la costruzione delle proprie trame, ma dove in passato erano le chitarre a fare la parte del leone, qui sono invece tutte le declinazioni della new wave più sintetica a prendere il sopravvento, come nel caso di Two-Body Problem che ha addosso tutto il marcio di un cyberpunk strafatto in un vicolo. Rispetto al predecessore, “Museum On The Horizon” suona decisamente più a fuoco nella ricerca di questa nuova dimensione da parte del trio, perché a numi tutelari quali i leggendari concittadini Swans si sono aggiunti altri fenomeni come Sisters Of Mercy e Nine Inch Nails (con tutte le cautele del caso nel citarli), ma è chiaro come cambiare pelle così velocemente non possa essere per forza di cose immediato. Restiamo in attesa.

(2021, Profound Lore)

01 Museum On The Horizon
02 Noncompliant
03 Not Too Deep
04 Two-Body Problem
05 Brennschluss
06 Mission Creep
07 Threads
09 Right Hand Man
10 Force Majeure

IN BREVE: 3/5

Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di vinili, CD e musicassette. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.