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Preoccupations – S/T

preoccupationsalbumNon è certo consuetudine, per una band, cambiare ragione sociale. Per i Viet Cong, usciti a inizio 2015 con un folgorante omonimo esordio, la scelta è stata un po’ voluta e un po’ di più forzata, viste le polemiche scatenatesi (e le date annullate) per la supposta mancanza di sensibilità nei confronti del popolo vietnamita. I canadesi, così, dopo averci riflettuto hanno virato sul nuovo moniker Preoccupations e sono usciti con quello che è dunque un secondo omonimo lavoro.

Una muta così sostanziale poteva avere ripercussioni drastiche anche sotto altri punti di vista, invece ciò che fanno i quattro è immergersi nuovamente nei meandri del post punk/new wave, approfondendo qualche spunto non esplorato col disco precedente ma orientandosi pur sempre sulle stesse strutture. Se brani come il singolo Anxiety o Stimulation paiono il maggior collegamento fra Viet Cong e Preoccupations, non mancano episodi in cui ciò che fanno Matt Flegel e i suoi è passare l’evidenziatore su quella verve industrial che nel primo esordio era sì presente ma in modo latente: ad esempio Zodiac con la sua ritmica sintetica, oppure Fever con quel sapore kraut/psych che gioca di rimandi più di ogni altra traccia dell’album. E poi c’è Memory, che in oltre undici minuti sciorina tutto ciò di cui i Preoccupations sono capaci, forse in modo un po’ confusionario ma certamente d’impatto, suddivisa com’è in tre parti ben distinte fra loro.

Non che prima ci trovassimo a parlare di una band solare, ma qui le tonalità usate per dipingere la tela sono se possibile ancor più scure e catacombali: più che agli Interpol (con la voce del primo Paul Banks che resta comunque il modello principale per Flegel) è agli originali Joy Division che i Preoccupations vanno a chiedere idealmente supporto, ne immagazzinano la tensione, l’ansia e quel senso di “malattia” dilagante di cui si attestano nuovamente fra i migliori portatori odierni.

Ci si aspettava un lavoro del genere dalla band? In fin dei conti sì, ciò che fanno lo fanno davvero bene ed erano pochi i motivi per cambiare rotta. Ma a voler cercare il pelo nell’uovo, l’occasione offertagli dalle contingenze poteva spingerli a osare qualcosa che potesse nuovamente metterli in discussione e magari ampliare un tantino lo spettro dei loro riferimenti.

(2016, Jagjaguwar)

01 Anxiety
02 Monotony
03 Zodiac
04 Memory
05 Degraded
06 Sense
07 Forbidden
08 Stimulation
09 Fever

IN BREVE: 3,5/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.