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Sharon Van Etten – I Don’t Want To Let You Down EP

idontwanttoletyoudownNel 2014 è arrivata la definitiva consacrazione del talento di Sharon Van Etten con un album, “Are We There”, finito agevolmente in pressoché ogni classifica di fine anno. Per battere il ferro finché è caldo, la songwriter americana s’è imbarcata in un lunghissimo tour – tutt’ora in corso – che l’ha vista attraversare in lungo e in largo Europa e Stati Uniti. Ed è sull’onda lunga dell’ultimo disco che esce adesso questo I Don’t Want To Let You Down EP, cinque tracce che vanno a rimpolpare il repertorio necessario all’imbastimento dei live.

Nell’EP convivono in pochi minuti tutte le anime della Van Etten: la title track, ad esempio, è un brano già noto, eseguito spessissimo nel corso delle date a supporto di “Are We There”, che mette in luce la forza della cantautrice quando si tratta di colpire e affondare con la semplicità. Una struttura vagamente pop, strumentazione classica e una linea vocale che – come spesso accade – è l’unica vera protagonista.

Poi tornano certi languori che nell’ultimo album la facevano da padroni: la pianistica Just Like Blood è intarsiata da organo e archi che ne accentuano quel pathos marchio di fabbrica dell’ultima Sharon Van Etten, mentre I Always Fall Apart prosegue sulla stessa scia seppur più ripulita e meno sognante. Il crescendo di Pay My Debts, invece, paga pegno a sonorità più scure con le tastiere in evidenza, mentre la conclusiva versione live del demo Tell Me regala al pezzo l’investitura ufficiale a componente delle setlist.

Più che una breve raccolta di outtakes, questo EP pone il definitivo sigillo sulla nuova dimensione di Sharon Van Etten, quella che la vede moderna interprete di un folk-country che fugge con rispetto gli stilemi del passato per attualizzarsi in chiave alternative.

(2015, Jagjaguwar)

01 I Don’t Want To Let You Down
02 Just Like Blood
03 I Always Fall Apart
04 Pay My Debts
05 Tell Me (Live)

IN BREVE: 3,5/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.