
C’eravamo ripromessi che, in occasione dell’uscita di questo disco d’esordio dei Si! Boom! Voilà!, avremmo evitato di parlare dei Verdena e dell’addio di Roberta Sammarelli. Ma in realtà sarebbe stato complicato non partire proprio da lì per occuparci della genesi di questo progetto nuovo di zecca che coinvolge alcuni personaggi già noti della scena musicale italiana, oltre ovviamente alla stessa Sammarelli. Sì, perché la notizia dell’esistenza dei Si! Boom! Voilà! è stata diffusa proprio a ridosso dell’annuncio della fuoriuscita della bassista da una delle band più importanti della storia dell’indipendente italiano. Così Sammarelli, insieme a Giulio Ragno Favero, Davide Lasala, Giulia Formica e Michelangelo Mercuri aka N.A.I.P. si è subito rimessa in pista con nuovi stimoli, nuove dinamiche e un’evidente ritrovata voglia di fare musica.
L’allucinato artwork di Si! Boom! Voilà!, a metà strada tra psichedelia, Primus e visioni tipicamente alternative nineties, fa il paio con ciò che musicalmente contiene l’album: undici tracce di un punk per concetto fuori dal punk, sbilenco, marcio ma con stile, parlato anziché cantato seguendo la tradizione di formazioni come le leggende Public Image Ltd o Il Teatro degli Orrori, giusto per restare in Italia e non andare troppo lontani da Favero. E infatti ascoltando in particolare tracce come Santi numeri, il singolo Pinocchio o Voilà, non si può non sentire nell’interpretazione a dire il vero convincente di Mercuri un po’ di quel Capovilla d’annata che proprio insieme a Favero ha segnato il rock italiano del nuovo millennio. Non un male in assoluto, perché come dicevamo l’approccio aggressivo di N.A.I.P. paga e spesso paga bene, ma sicuramente nulla di particolarmente personale.
In tutto il disco quello che fanno i Si! Boom! Voilà! attraverso le allucinate arringhe di N.A.I.P. non è altro che prendere slancio contro una serie di storture − se non proprio drammi − della nostra società: le difficoltà nella vita di ogni giorno (Vivere così così), la produzione musicale che trova la sua legittimazione solo nella sterilità degli stream (Santi numeri), il fascismo che non se n’è mai andato dal nostro Paese (Voilà), i media come tribunale improvvisato (Gogna ragazzo gogna), il successo come unico obiettivo di vita per il quale si è disposti a tutto (Saldi di fine tutto), le relazioni umane che stanno andando sempre più a farsi benedire (Dio, come ti odio). Tutto simpatico ma anche tutto dannatamente telefonato, filtrato attraverso una goliardia che non sempre è particolarmente a fuoco e che a tratti si fa anche urticante.
Nel frattempo, lì sullo sfondo, gli altri quattro picchiano di brutto (tranne in passaggi più riflessivi e intimi come Lavori in corso), a volte ai confini dell’hardcore (vedi sempre Santi numeri o Pinocchio), ma poi ritorniamo a focalizzarci sulla voce e le parole ed è nell’accostamento tra le due componenti che la scintilla non scatta. Neanche sul finale, quando in Da zero le redini del canto passano nelle mani di Sammarelli, un pezzo gradevole la cui ispirazione viene direttamente dal suo passato, ma proprio per questo un po’ corpo estraneo che rischia di essere rigettato dal resto dell’album.
In definitiva “Si! Boom! Voilà!” è un lavoro evidentemente ben messo in piedi e registrato (e non potrebbe essere altrimenti, visti i professionisti coinvolti), che prova a sfruttare al meglio le caratteristiche di ciascun membro della band. L’unica pecca, quella che per il momento non lascia schizzare le quotazioni del progetto, è il modo un po’ didascalico e scostante con cui i cinque hanno approcciato il tutto, dando quasi l’impressione che si tratti più di una lunga jam in cui ognuno fa ciò che sa fare o peggio ciò che vuole, piuttosto che un lavoro cui è stato dedicato il giusto tempo per la realizzazione delle idee messe sul piatto. Che oggettivamente avevano dei margini all’interno dei quali poter crescere ulteriormente.
2026 | Woodworm
IN BREVE: 3/5
