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Snail Mail – Valentine

Lindsey Jordan, alias Snail Mail, aveva già cantato di giovani amori, uno in particolare a cui sembrava rivolgere la sua lettera musicale, in “Lush” (2018). A distanza di tre anni, nel mezzo dei quali ha avuto un grande successo grazie al debut e, per contro, numerose delusioni sentimentali, con conseguente dipendenza da sostanze che l’hanno costretta a recarsi in un centro di recupero per ripulirsi, la cantautrice americana ha scelto di riprendere il discorso con qualche consapevolezza in più nel sophomore Valentine, al centro del quale ruotano legami, innamoramenti e crescita personale, il tutto condito da una buona dose di disillusione (che non guasta mai).

Il tono trionfale di Valentine funge da manifesto introduttivo all’opera: a parlare sono le emozioni e l’adorazione di Lindsey provate nei confronti di una ex-partner che sembra averla rimossa dalla sua vita, mentre per quanto concerne le sonorità sperimentate dall’artista spiccano i synth e la bassline di Ben Franklin, affidati rispettivamente a Brad Cook e Alex Bass. Il leitmotiv della devozione e della perdita di se stessi in una relazione ricorre nella ballata Headlock, in Light Blue, dichiarazione d’amore scritta in passato dall’artista, e nelle leggere atmosfere pop di Forever (Sailing), costruita intorno alla struttura di “You And I” di Madleen Kane.

Le metafore religiose di Madonna espongono con disincanto e rabbia la verità sulle relazioni, rivelatesi ben diverse da quelle immaginate durante l’adolescenza, tale argomento è ripreso nella breve Glory, caratterizzata da un bel suo guitar riff armonico, culminando con i ronzii e la sezione ritmica cadenzata di Automate. La seconda parte del disco punta inoltre su un maggiore minimalismo con l’intima ballad acustica c. et al., dominata solo dalla voce di Lindsey e una chitarra, e la conclusione del percorso, affidata alla sezione orchestrale che fa da sfondo all’amore perduto e la conseguente confusione e contraddizione tra il bisogno di andare avanti e il rimanere ancorati al ricordo narrati in Mia.

Semplice ma profondo allo stesso tempo, in poco più di mezz’ora “Valentine” riesce a raccontare con grande empatia tante sfaccettature dei sentimenti, appartenenti non solo alla cantautrice, ma provati probabilmente almeno una volta nella vita anche da ognuno di noi. Snail Mail si rivela ancora una volta un fenomeno interessante, collocabile in quel filone cantautorale tutto al femminile che ha raccolto l’eredità di molte artiste anni Novanta/inizio Duemila, una su tutte Alanis Morissette, e che comprende Phoebe Bridgers, Julien Baker, Lucy Dacus, Clairo, Fenne Lily e molte altre, in grado di raccontare con sensibilità (e al contempo in modo sfacciato, quasi brutale) uno spaccato della Generazione Z, appena entrata nel mondo degli adulti.

(2021, Matador)

01 Valentine
02 Ben Franklin
03 Headlock
04 Light Blue
05 Forever (Sailing)
06 Madonna
07 c. et al.
08 Glory
09 Automate
10 Mia

IN BREVE: 4/5

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, fotografia e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.