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Sparta – Trust The River

La reunion che nel 2015 ha visto tornare sulle scene gli At The Drive-In, con nuova musica e dal vivo, ha avuto un unico grande assente: Jim Ward, una delle due fazioni dello “scisma” del 2001 che lo ha visto contrapposto a Cedric Bixler-Zavala e Omar Rodríguez-López. Ward in quella reunion avrebbe dapprima dovuto esserci, poi non c’è voluto più essere e gli altri hanno deciso di fare comunque a meno di lui. Quando la band s’era sciolta, Cedric e Omar avevano messo in piedi i Mars Volta, centrando il bersaglio con almeno un paio di dischi devastanti; Jim, invece, faville non ne ha più fatte ma con gli Sparta qualcosa di (a tratti molto) buono l’ha fatta vedere eccome.

L’ultimo sussulto della sua creatura risaliva al 2006, quand’era uscito “Threes”. Poi silenzio, una band accartocciatasi su se stessa e pressoché svanita dai radar come il proprio fondatore. La possibilità di riaverli nuovamente in giro, dunque, l’abbiamo accolta con uno stato d’animo a metà strada tra l’eccitazione e il terrore per cosa sarebbe potuto venire fuori, dopo quattordici anni di iato e con un mondo della musica in cui il loro post hardcore avrebbe potuto – il condizionale è, o meglio era, d’obbligo – non trovare più spazio.

Di eccitazione, però, Trust The River ne suscita ben poca, lasciando che il terrore si impossessi integralmente di chi si presta ad ascoltarlo, traccia dopo traccia per la mezz’ora abbondante della sua durata. Dicevamo che il post hardcore degli Sparta qualche difficoltà, oggi, avrebbe potuto incontrarla: Ward l’ha pensata esattamente come noi, visto che ha creduto fosse meglio trasformarsi in una qualsiasi delle banducole indie pop in circolazione, non avendone però né la freschezza (ammesso che questa serva a qualcosa anche nelle banducole) né l’età (che certe cose, fuori tempo massimo, sono peggio di un calcio negli stinchi).

Al netto della cadenzata ballata Spirit Away, che somministra un po’ di ossigeno alla tracklist pur non essendo ciò che gli avremmo mai chiesto, quello che offre “Trust The River” è un’edulcorata versione degli Sparta, così rammollita, imbolsita e studiata a tavolino per piacere da finire per sortire un effetto diametralmente opposto. Anche quando Ward finge di accelerare i ritmi, come in Graveyard Luck, si sente lontano un miglio che manca la scintilla, la necessità espressiva che gli Sparta hanno sempre avuto e che a questo punto possiamo considerare morta e sepolta.

Detto ciò, il voto che trovate in calce va dunque considerato più come una forma di rispetto per la sigla Sparta, un voto mitigato da quanto Ward ha fatto con i seminali album degli At The Drive-In e con la prima parte di carriera della sua seconda formazione. Perché se avessimo dovuto fermarci a “Trust The River”, avremmo onestamente dovuto ampliare la nostra scala di valutazione ai numeri negativi. Che amarezza, Jim.

(2020, Dine Alone)

01 Class Blue
02 Cat Scream
03 Turquoise Dream
04 Spirit Away
05 Believe
06 Graveyard Luck
07 Dead End Signs
08 Miracle
09 Empty House
10 No One Can Be Nowhere

IN BREVE: 2/5

Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.