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Stöner – Stoners Rule

Farebbero bene a rimettere davvero in piedi i Kyuss, prima o poi. Sì, lo auspichiamo perché chiaramente sarebbe una di quelle reunion per cui fare follie, non lo nascondiamo. Ma anche e soprattutto perché crediamo che solo in quel modo potrebbero placarsi i ripetuti e ciclici tentativi dei vari ex Kyuss di stare ancora in equilibrio su quella ingombrante eredità. Josh Homme, che non a caso è l’anello debole del comitato pro reunion, non sembra certo avere bisogno di quel tipo di visibilità, ma gli altri non sono riusciti e non riescono ancora ad andare oltre la loro seminale e inarrivabile esperienza congiunta. Comprensibile, vista la sua rilevanza, ma ormai siamo davvero a livelli da accanimento terapeutico.

L’ultimo tentativo in ordine di tempo lo fanno adesso Brant Bjork e Nick Oliveri che, assoldato Ryan Güt alle pelli, hanno varato l’esemplificativa sigla Stöner per licenziare un disco dall’esemplificativo titolo Stoners Rule, lasciando intendere al mondo che “Attenzione! Solo qui troverete il vero stoner rock!”. Ci riescono? Ma neanche per l’anticamera del cervello, ovviamente: i due, forti di un’innegabile maestria e di un sound che posseggono come pochi altri, hanno messo insieme una manciata di pezzi, a dire il vero parecchio abbozzati, che sembrano più che altro demo da mettere da parte durante le definitive session di registrazione di un vero album.

Le atmosfere di “Stoners Rule” potrebbero anche essere quelle giuste, le chitarre polverose, le derive psych che serpeggiano − anche se in maniera fin troppo sibillina − per l’intera tracklist, sono un po’ il minimo comune multiplo dei protagonisti del disco da una trentina d’anni a questa parte, ma la totale assenza d’ispirazione di tracce come l’iniziale Rad Stays Rad oppure Own Yer Blues (probabilmente il punto più basso di un disco che purtroppo non ha nessun alto), lascia davvero un fastidioso senso di incompiutezza e di superficialità. E non serve certo essere dei super integralisti dello stoner per rendersi conto di come qui la ripetitività sia l’unica cosa a farsi notare davvero.

Spesso il problema di album del genere, fatti da musicisti del genere, è quello di sembrare compilation di cover. Qui l’effetto è ben peggiore, perché anche una cover se fatta bene può avere il suo stimolante perché (e magari riuscire anche a rinverdire i fasti dell’originale), mentre nel caso degli Stöner e di “Stoners Rule” siamo più dalle parti del karaoke, dello scimmiottamento e − bisogna ammetterlo − della presa in giro nei confronti di chi ha riposto ancora una volta fiducia su un’operazione del genere fatta da − meravigliosi, ma ormai fuori fuoco − artisti del genere.

(2021, Heavy Psych Sounds)

01 Rad Stays Rad
02 The Older Kids
03 Own Yer Blues
04 Nothin’
05 Evel Never Dies
06 Stand Down
07 Tribe / Fly Girl

IN BREVE: 1,5/5

Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.