Home RECENSIONI Swervedriver – I Wasn’t Born To Lose You

Swervedriver – I Wasn’t Born To Lose You

iwasntborntoloseyouLa carriera degli Swervedriver è sempre stata legata a doppio filo con quell’accostamento allo shoegaze per cui non pochi hanno spesso storto il naso. Essere inseriti in quel calderone era servito a inizio anni ’90 per lanciarsi, dopotutto la provenienza geografica era pur sempre quella e certe sonorità dell’esordio “Raise” potevano trarre in inganno. Ma andando avanti con gli anni la forzatura è apparsa via via più evidente, ritorcendosi in parte contro Adam Franklin e i suoi.

Un processo di allontanamento, quello degli Swervedriver, culminato nel 1998 con “99th Dream”, album che scoperchiava definitivamente il vaso tirando fuori la vera natura dei quattro inglesi: indie rock, senza altro da aggiungere se non qualche distorsione qua e là che non giustificava niente più che qualche assonanza con My Bloody Valentine, Ride e compagnia bella.

Dopo diciassette anni di silenzio discografico, dunque, il bivio cui si trovava difronte la band vedeva da un lato la possibilità di riprendere il discorso esattamente da dov’era stato interrotto, dall’altro quella di riavvicinarsi alle fortunate sonorità degli esordi. Con I Wasn’t Born To Lose You, invece, gli Swervedriver decidono di non sbilanciarsi, mantenendosi esattamente a metà strada fra le due ipotesi da noi contemplate, creando una mistione che finisce per suonare dannatamente più Stars & Stripes che Union Jack: ad esempio Red Queen Arms Race ha una chitarra che chiunque non conosca la band collocherebbe in un qualche scenario desertico, così come la psichedelia appena accennata di Lone Star. Qualche bella melodia (il singolo Setting Sun) e un piglio mai troppo serioso completano il quadro.

Almeno un paio di episodi sono lì per allungare il brodo ed è piuttosto chiaro (vedi For A Day Like Tomorrow o l’adolescenziale Deep Wound), ma nel complesso “I Wasn’t Born To Lose You” è un disco da reunion ben più dignitoso di quelli impacchettati da tanti altri fenomeni nineties alle prese con l’età che avanza. Visto l’enorme rischio corso, va benissimo così.

(2015, Cobraside)

01 Autodidact
02 Last Rites
03 For A Day Like Tomorrow
04 Setting Sun
05 Everso
06 English Subtitles
07 Red Queen Arms Race
08 Deep Wound
09 Lone Star
10 I Wonder?

IN BREVE: 3/5

Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di vinili, CD e musicassette. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.