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The Enemy – It’s Automatic

itsautomaticNell’ormai lontano 2007, gli inglesissimi The Enemy avevano esordito con un ottimo album (“We’ll Live And Die In These Towns”) che, seppur carente di originalità (più brit di una copia del 1995 del NME), funzionava alla grande, evidenziando il talentuoso songwriting di Tom Clarke, uno che andava assolutamente tenuto d’occhio.

I ragazzi erano poi andati pericolosamente fuori strada con un disco troppo brutto per essere vero (l’imbarazzante “Music For The People”, dove la band ha quasi coverizzato i propri riferimenti musicali) per poi recuperare solo parzialmente col veloce e violento punk preadolescenziale di “Streets In The Sky”. Per tutti questi motivi lo striminzito EP “Magic” (fatto di due eccellenti e delicati brani pop in salsa elettronica) aveva rappresentato per chi vi scrive una delle più piacevoli sorprese musicali dello scorso anno.

C’era solo da chiedersi se i The Enemy avrebbero continuato sulla nuova virtuosa via o meno: la risposta è fortunatamente affermativa, visto che le due canzoni dell’EP sono addirittura presenti nell’album, anche se una (l’emozionante Melody) è stata stravolta e riconfezionata in una veste tutta nuova. Il resto dell’album è fedele al nuovo stile della band, un britpop elettronico ben prodotto che però da solo non basterebbe a giustificare l’alto voto che questo album merita.

It’s Automatic, infatti, è prima di tutto un lavoro in studio pieno di belle canzoni, figlie di un talento cresciuto e ritrovato. I testi sono quelli che sono, ma il disagio (meno infantile rispetto al passato) traspare forte dalle melodie del disco, che comincia con l’esplosiva Don’t Let Nothing Get In The Way per poi proseguire con la più che buona title track e l’ottima To The Waterfall.

Il meglio però viene da altre tracce, che dimostrano come i ragazzi siano cresciuti e riescano ad alzare il tiro: Everybody Needs Someone è una splendida gemma pop intrisa di malinconica epicità, mentre Our Time ha la forza di un ritornello semplice ma memorabile. So Much Love rimanda ai migliori Editors, invece Some Things è una canzone che sembra composta dai Wombats in stato di grazia. D’accordo, i riferimenti musicali sopraccitati non sono esattamente fondamentali per la storia della musica, ma se un certo modo di fare musica va fatto viaggiare al massimo delle sue possibilità ( ed in questo disco accade) il risultato è estremamente piacevole.

Qualche episodio meno convincente non manca (Superhero sa di riempitivo, mentre la finale What’s A Boy To Do convince solo a metà) ma il giudizio complessivo non cambia: “It’s Automatic” è un grande album, che dimostra come il talento palesato dalla band di Coventry otto anni fa non fosse effimero. Bentornati.

(2015, VAM)

01 Don’t Let Nothing Get In The Way
02 It’s Automatic
03 To The Waterfall
04 Everybody Needs Someone
05 Magic
06 Melody
07 So Much Love
08 Some Things
09 Superhero
10 Our Time
11 What’s A Boy To Do

IN BREVE: 3,5/5

Una malattia cronica chiamata britpop lo affligge dal lontano 1994 e non vuole guarire. Bassista fallito, ma per suonare da headliner a Glastonbury c'è tempo. Nell'attesa lavora come farmacista, quando può viaggia per il mondo verso mete ricercate e scrive con passione per Il Cibicida dal 2009.