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Thousandaire – Cowards

Lo slowcore, ma più in generale tutta la musica rallentata, narcolettica, asfittica che poi finisce volente o nolente sotto quella macro etichetta, ha un rapporto particolare con l’estate. Perché se è vero che la sua innata e programmatica tristezza riporterebbe tecnicamente alla mente scenari piovosi e/o innevati, che si tratti indifferentemente di landscape metropolitani o naturalistici, è vero anche che con le temperature che salgono freneticamente, con il sole che ti picchia addosso frenando ogni funzione vitale, con le città che si svuotano lasciando i pochi superstiti come fossero protagonisti di The Walking Dead, l’effetto è parimenti coinvolgente. Forse persino maggiore. Immaginate dunque − magari provate anche a farlo − cosa dev’essere ascoltare in questi giorni Cowards, il nuovo album appena uscito dei Thousandarie da Atlanta, un disco (composto da tracce risalenti però ai primi anni della band, quindi circa una decina di anni fa) impregnato al 100% di quel meraviglioso fluido che è stato l’indipendente dei Novanta a stelle e strisce.

All’interno del disco, infatti, ci sono ancora una volta nella seppur breve discografia della formazione americana una marea di Codeine (non soltanto perché la traccia conclusiva dell’album è una cover della loro Tom) e non potrebbe essere altrimenti, visto come i newyorkesi hanno segnato indelebilmente quel modo di fare musica, di lavorare sui climax, di infliggersi ed infliggere lentamente ferite. La maniera stessa di cantare di Andrew Wiggins ricorda molto da vicino Stephen Immerwahr, l’indolenza e la sopraffazione che trasuda ciascuna delle sue parole, fin dall’iniziale In The Shade. Ma c’è tanto altro: ad esempio Treehouse che poggia su una chitarra sbilenca e una seziona ritmica che pescano a piene mani dalle discografie di band come Guided By Voices o Built To Spill, la parte centrale del disco con i quasi sette minuti cadauno di Preening e Coward, dove Slint e June Of 44 giocano a rimpiattino per accaparrarsi il ruolo di faro dei Thousandarie, o ancora Friendly Fire (altra cover della tracklist, stavolta dei Jawbreaker) che riprende l’estetica dannatamente lo-fi di Beat Happening o Polvo.

Sono dunque i Thousandarie una band ed è “Cowards” un disco che non ha nulla di proprio da dire/dare? Nient’affatto, perché tra le trame della loro musica e di quest’ultimo lavoro si sentono spesso anche richiami allo shoegaze in certe distorsioni e persino allo sludge e al post hardcore nei passaggi più martellanti, tutta roba che detta così si fatica a pensarla tutta insieme nello stesso disco e invece c’è eccome, una tracklist che fa della lentezza e della densità sonora la sua forza e la nostra condanna. E infatti ogni volta è complicato uscire indenni da lavori del genere, brani che per concetto ti strappano via il cuore dal petto a mani nude per poi mostrartelo ancora pulsante (ci si perdoni la scena splatter ma è questo che ci viene in mente). Come piace a noi, anche d’estate.

2026 | The Ghost Is Clear

IN BREVE: 3,5/5