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Tourists – Another State

Se c’è un genere, in ambito revivalistico, in cui da un po’ di tempo a questa parte ne abbiamo viste di tutti colori, quello è certamente il post punk. Una miriade di epigoni hanno partorito una miriade di album che somigliano uno all’altro e che a loro volta saccheggiano i Joy Division, sempre i Joy Division, continuamente e presuntuosamente i Joy Division. Tra questi, non sono troppi quelli che sono riusciti a personalizzare e attualizzare quel tipo di abusati insegnamenti, ma chi ce l’ha fatta (su tutti facciamo i nomi di Idles, The Murder Capital e Fontaines D.C.) ha rinverdito meravigliose consuetudini dando alle stampe album davvero di spessore. Tutto questo per dire che prendere spunto, palesare i propri punti di riferimento, ha senso solo se poi una band ci mette abbondantemente del proprio.

I Tourists da Torquay, nel Devon, fanno esattamente questo e lo fanno molto, molto bene. Another State è il loro album d’esordio e anche lui si mette in scia alla miriade di reincarnazioni post punk di cui sopra, ma viaggia in bilico tra shoegaze, pulsanti arterie dream pop e interessanti spunti sintetici di matrice synthpop. E in questo senso il lavoro svolto dal produttore Daniel Schlett, uno che in passato ha già assecondato le visioni di DIIV e The War On Drugs, fa tutta la differenza del mondo, perché regala al disco la patina vintage che i Tourists cercavano senza però fargli perdere la freschezza che deve avere una nuova band nel 2020.

Non è quindi una coincidenza che sia proprio la formazione capitanata da Zachary Cole Smith il primo nome che torna in mente ascoltando una traccia come Align, perché la maniera in cui gli spigoli post punk vengono smussati e ricoperti di zucchero a velo è esattamente sovrapponibile. Allo stesso modo, la title track che chiude il disco guarda con rispetto in casa Slowdive, Lego Man riprende da dove avevano lasciato i primissimi Editors, Blindside ha certe ritmiche dei Cure altezza “Faith”, Faults vanta arpeggi à la Beach House e poi c’è Smokesreen che fa sue le rincorse dei Joy Division, ora sì.

Insomma un citazionismo alto, spesso altissimo, che avrebbe potuto letteralmente sommergere i Tourists facendoli annegare in un bicchiere d’acqua. I cinque invece se la cavano egregiamente, non esagerano mai con le mani nelle tasche altrui e quando lo fanno dimostrano di essere borseggiatori abili e scaltri, mettendo a frutto e a punto una gavetta che li vede preparare questo debutto già da qualche anno. Da tenere d’occhio, perché quando c’è mestiere e buon gusto il passo tra un disco gradevole e un crack può essere brevissimo.

(2020, Modern Sky UK)

01 Silent Type
02 Align
03 Smokescreen
04 Faults
05 Lego Man
06 Blindside
07 Black Friday
08 Strangers
09 Perception Management
10 Another State

IN BREVE: 3,5/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.