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Turnstile – Glow On

In principio era l’hardcore punk di “Step To Rhythm” (2013), e quello venato di metal o pop all’occorrenza di “Nonstop Feeling” (2016) e “Time & Space” (2018), ma i Turnstile hanno deciso di sperimentare e osare di più con Glow On, ottenendo una bella sfilza di stilettate, quasi tutte sotto i tre minuti, che fondono punk-hc, alternative rock, varie gradazioni di metal, spingendosi fino all’elettronica fluttuante di dreampunk e dream pop. A dominare nelle liriche stringate è il rapporto tra interiorità e mondo esterno, il forte senso di solitudine, straniamento e soprattutto cambiamento di sé e di ciò che ci circonda.

Gli sbrilluccichii elettronici e le chitarrone grungy di Mystery spianano la strada alla potentissima Blackout, che fa decollare il disco con i suoi guitar riff e le ritmiche serrate di batteria, e paragona la vita ad uno show sotto i riflettori, degenerando in un pesante finale metal old school in stile Pantera. Le influenze groove e thrash metal tra Anthrax e Slayer di Don’t Play subiscono una battuta d’arresto per consentire un po’ di respiro con la più morbida Underwater Boi,che vede accreditata come seconda voce la giovane cantautrice Julien Baker.

L’alternanza tra le linee di basso d’attesa e le strofe dinamiche di Holiday strizza l’occhio ad alcuni passaggi sonori di “Chocolate Starfish And The Hot Dog Flavored Water” (2000) dei Limp Bizkit, mentre spingono sull’acceleratore il lockdown mentale di Humanoid/Shake It Up e i cori della liberatoria Endless, nella quale compare per la prima volta Dev Hynes, conosciuto da tutti con lo pseudonimo di Blood Orange. Sorprende la lieve introduzione al piano di uno dei brani migliori del disco, l’esplosiva Fly Again, così come la straniante, eterea e minimale traccia collaborativa Alien Love Call, nella quale risalta lo spoken word finale di Blood Orange.

Gettano nuovamente benzina sul fuoco gli alti e bassi di Wild Wrld, tenendo banco in Dance-Off, la quale si interroga su un possibile cambiamento del mondo (o di sé), per poi sfumare nelle sonorità pop più sofisticate, ma con ritornello rigorosamente loud, di New Heart Design, che fanno da sfondo ad un testo che parla dell’ingresso nel mondo degli adulti. Picchia duro il ringraziamento ai fan a metà tra rap rock e hardcore T.L.C. (Turnstile Love Connection) dominato da sonorità simil Beastie Boys.

La tornata finale include il brevissimo intermezzo sintetico No Surprise, che tocca di nuovo l’argomento legato ad interiorità ed esteriorità, domandandosi se il protagonista della canzone stia guardando attraverso una finestra o uno specchio, culminando con la velocissima chiusura pop punk Lonely Dezires, che ospita nuovamente Blood Orange.

Ricca portata di spunti interessanti, “Glow On” mette a segno i colpi migliori della band di Baltimora e brilla grazie a qualche collaborazione valida e alternando efficacemente momenti quieti e più potenti, in funzione della commistione di generi desiderata, rivelandosi uno dei migliori dischi hardcore (come al solito, il tentativo di classificazione in un crossover sperimentale è qualcosa di superfluo, ma le radici sono quelle) che avremo l’occasione di ascoltare quest’anno.

(2021, Roadrunner)

01 Mystery
02 Blackout
03 Don’t Play
04 Underwater Boi
05 Holiday
06 Humanoid/Shake It Up
07 Endless
08 Fly Again
09 Alien Love Call (feat. Blood Orange)
10 Wild Wrld
11 Dance-Off
12 New Heart Design
13 T.L.C. (Turnstile Love Connection)
14 No Surprise
15 Lonely Desires (feat. Blood Orange)

IN BREVE: 4,5/5

Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, scrittura e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida, Indiementia e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.