Home RECENSIONI VOLA – Witness

VOLA – Witness

I danesi VOLA sono in giro ormai da parecchio tempo, precisamente dal 2006, ma è solo con il loro terzo lavoro in studio che sono riusciti a ritagliarsi uno spazio nel panorama musicale odierno, cosa spesso molto complicata per artisti intenti a trovare la giusta combinazione tra djent, alt metal e rock progressivo, destinati a essere sottovalutati e rimanere ai margini (o alla peggio perdersi nella taiga scandinava durante il servizio fotografico per il booklet). Il quartetto capitanato da Asger Mygind aveva mostrato i denti nel debut “Inmazes” (2015) e azzardato un sound più morbido e pop oriented in “Applause Of A Distant Crowd” (2018): Witness rappresenta una sintesi dei progressi fatti e delinea maggiormente il profilo identitario della band.

Buona parte del suo successo è sicuramente dovuto all’inquietante e ipnotica These Black Claws, frutto di un’atipica collaborazione con il duo hip hop sperimentale Shahmen, un brano complesso reso allo stesso tempo accessibile dal ritornello di deriva doom. Nel disco c’è spazio anche per le melodie acustiche di Freak e quelle elettroniche di 24 Light-Years, che richiamano alla mente le atmosfere più leggere dei Porcupine Tree, così come per la potenza delle poliritmie di Head Mounted Sideways e Straight Lines, queste ultime in particolare tra le tracce migliori in assoluto del gruppo.

Lo stile di Stone Leader Falling Down richiama i più duri Meshuggah, ma senza i tipici ruggiti di Jens Kidman: Mygind utilizza infatti sempre un tono “pulito”, senza spingersi mai a cantare in growl. Vi è poi l’incedere epico di Future Bird e Napalm: la prima pone il focus sulla bassline mentre la seconda si concentra sulle ritmiche precise di batteria; ed infine la conclusione, lasciata ai cori di Inside Your Fur. Bilanciato e coerente, “Witness” si compone di nove brani interessanti, alcuni di questi possono apparire un po’ ruffiani e non esaltanti ai massimi livelli agli occhi dei puristi del metal progressivo, tuttavia non cadono mai in cliché eccessivamente rovinosi, inserendo così di diritto il quartetto di Copenaghen tra i progetti da tenere d’occhio per il futuro.

(2021, Mascot)

01 Straight Lines
02 Head Mounted Sideways
03 24 Light-Years
04 These Black Claws (feat. Shahmen)
05 Freak
06 Napalm
07 Future Bird
08 Stone Leader Falling Down
09 Inside Your Fur

IN BREVE: 3,5/5

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, fotografia e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.