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Yard Act – You’re Gonna Need A Little Music

Dal post punk secco e ruvido di “The Overload”, il loro esordio targato 2022 che gli era anche valso una candidatura al Mercury Prize, alle vene sintetiche ai confini della disco di “Where’s My Utopia?” (2024), l’ancora breve percorso degli Yard Act è stato caratterizzato fin dall’inizio da una certa abilità dei quattro di Leeds di tenersi stabilmente in piedi nonostante le loro teste e i loro corpi viaggino a velocità piuttosto sostenute. Non si fermano un attimo praticamente da quando sono nati come band e, nuovamente a distanza di due anni, rieccoli con questo You’re Gonna Need A Little Music, il loro terzo lavoro in studio. L’approccio più marcatamente lo-fi e sperimentale dei primi due capitoli della saga Yard Act viene qui un po’ meno, in favore di una marea di incisioni sovrapposte, di un evidentemente maggiore lavoro in sede di produzione (affidata a Justin Meldal-Johnsen, già al lavoro in passato con Beck e Wolf Alice, per dirne due) e di conseguenza dell’ennesima variazione su un tema che James Smith e i suoi dimostrano di saper padroneggiare divinamente.

Incredibilmente il gancio più netto con i primi due lavori gli Yard Act ce lo hanno spiattellato subito con il primo estratto Redeemer (ma un po’ anche Thrill Of The Chase, che ha più di qualcosa della title track del debutto), scelto come tale probabilmente proprio per questo motivo, ma è per l’appunto solo una mano tesa a una passato che, nonostante sia vicino nel tempo, per il resto non ha lasciato troppi strascichi in “You’re Gonna Need A Little Music”. Le elucubrazioni arty di Fiction sono un esempio concreto di quanto abbiamo detto, così come lo è Cherophobe Rock, un rock’n’roll 2.0 che durante i concerti della band diventerà sicuramente un highlight imperdibile. La title track invece è la quota new wave che gli Yard Act hanno costantemente maneggiato con cura (il pianoforte gira che è un piacere, una gioia per le orecchie), uno di quei momenti che la band ha sempre saputo gestire al meglio, in cui incontrano in gran segreto il pop per tirarne fuori un innesto perfetto.

Per il resto, il valore aggiunto della band resta sempre l’eccentricità controllata di James Smith, lo è dal vivo (chi l’ha visto all’opera sa bene di cosa stiamo parlando) ma lo è anche in studio e quindi in questo “You’re Gonna Need A Little Music”, con la sua voce e i suoi testi che trasudano ancora una volta rabbia e sarcasmo (a tal proposito, date un occhio alla loureediana Janey Said) con un coinvolgimento che non è facile trovare altrove: vedi l’arrembante incipit affidato a Empty Pledges o Tall Tales in cui lambisce persino lo spoken, aggravato com’è dal groove che sta dietro al pezzo, oppure la conclusiva Over The Barrel in cui si fa greve come fosse quella di un crooner su uno sfondo funkeggiante.

Meno sbarazzino del precedente “Where’s My Utopia?” (le tonalità sono qui decisamente più cupe) ma più levigato e rotondo di “The Overload”, “You’re Gonna Need A Little Music” continua a tracciare la strada di una band che ha quella luccicanza che qualsiasi appassionato di musica cerca per tutta la vita come fosse un Eldorado. Una rotondità che, se all’inizio può lasciare un pizzico interdetti, alla fine, prese rapidamente le misure, diventa un nuovo termine di paragone nel frastagliato universo del (neo) post punk di cui gli Yard Act fanno giustamente e magnificamente parte, riconoscibili come pochi altri all’interno di un calderone variopinto in cui non tutto è sempre cucinato alla perfezione come dalle parti di questi quattro ragazzi inglesi.

2026 | Island

IN BREVE: 4/5