Home RECENSIONI ITALIA Yuppie Flu – Kings Without A Crown

Yuppie Flu – Kings Without A Crown

Ha un sapore agrodolce ritrovarsi oggi a parlare di questo Kings Without A Crown, un disco che è al tempo stesso un ritorno voluto e atteso ma anche un inevitabile addio. Sì perché gli Yuppie Flu li aspettavamo tutti, speravamo tutti che, prima o poi, Matteo Agostinelli e la sua band si facessero avanti con qualcosa di nuovo, perché la loro esperienza è stata per oltre una decina d’anni a cavallo tra vecchio e nuovo millennio una delle cose più interessanti, fresche e meglio realizzate in circolazione in Italia. Quindi che rimanessero fermi a “Fragile Forest” (2008) non ci andava granché a genio. Ma Matteo se n’è andato lo scorso 16 Febbraio e con lui l’idea che Yuppie Flu potesse essere nuovamente qualcosa di attuale, una creatura ancora in movimento.

Quello che non sapevamo, però, è che gli Yuppie Flu stavano lavorando a un bel po’ di nuovo materiale, con lentezza, con calma, senza le scadenze e la frenesia discografica che caratterizzano i tempi moderni, che vogliono e vedono ripetersi ad oltranza lo schema disco-tour-disco pressoché senza soluzione di continuità. Matteo aveva praticamente pronte le nove tracce che compongono questo nuovo album a firma Yuppie Flu, in attesa del momento giusto per farcele ascoltare. La scelta delle tempistiche è ricaduta dunque su 42 Records che, fortunatamente per noi, ha licenziato il disco senza modifiche, così come Agostinelli l’aveva pensato e inciso (comprese Hold On, Sweet Ghost e Nothing, le tre tracce già uscite come EP nel 2021). Ed è per questo motivo che etichettare “Kings Without A Crown” come un album postumo non è poi la definizione più corretta, perché quelli di solito subiscono revisioni e un taglia e cuci non sempre a fuoco.

“Kings Without A Crown” è come se gli Yuppie Flu non si fossero mai fermati, è come ripartire dai piccoli club nei quali abbiamo avuto il piacere di incrociarli tante volte più di vent’anni fa. Quindi il solito gusto per un indie rock sempre in bilico tra umori dreamy e una ricerca di suoni nuovi e altri da inserire nelle trame dei pezzi, vedi gli archi dell’iniziale We’re Real (In Neverland). Ed è così che, accanto a pezzi come Avalon e Chasing What che rinverdiscono il fascino della sigla Yuppie Flu per come l’avevamo conosciuta, troviamo svariati momenti in cui Agostinelli mostra la continua evoluzione della sua creatura: Cosmic Ape, ad esempio, gioca con un elegantissimo french touch in salsa indie in cui i soliti riferimenti inseguono atmosfere che rimandano direttamente a roba come Air e St. Germain; Hold On e Be Free Now lambiscono poi in maniera dolcissima l’hip hop, mentre la conclusiva Nothing ha un qualcosa di garbatamente beatlesiano.

Ed è incredibilmente meraviglioso e triste in egual misura, concludere dicendo che “Kings Without A Crown” è tra le cose migliori, se non la migliore, mai fatte dagli Yuppie Flu, segno di un flusso creativo che non si era affatto affievolito, un talento che stava solo lì fermo, in stand by a tempo indeterminato, in attesa che qualcuno o qualcosa gli rendesse nuovamente la giustizia che ha sempre meritato. Stava per farlo Matteo Agostinelli e invece ci ha pensato qualcun altro a lui vicino a completare un lavoro che è un vero e proprio testamento artistico, luminoso e credibile, di un uomo, di una band e di un intero irripetibile momento della musica italiana.

2026 | 42 Records

IN BREVE: 4/5