
Parliamoci chiaro, quanti sono coloro i quali sentivano il bisogno di un ritorno dei Bluvertigo, dopo tutto quello che è successo negli ultimi anni, fra vicende private, ritorni annunciati e poi finiti nel nulla e chi più ne ha più ne metta? Alziamo la mano, contiamoci. Pochini, ma a dirla tutta temevamo peggio. Fatto questo brevissimo ed inutile censimento, la notizia è che Morgan, Andy, Sergio e Livio torneranno nuovamente a calcare un palco insieme, quello dell’Alcatraz di Milano, il prossimo 14 Aprile. Una data che, come recita la comunicazione dell’evento, “non è nostalgia” ma anzi “è un file ancora aperto” (quasi a lasciare intendere che intanto ci si prova con questa unica data e poi si vedrà che farne del risultato). Ma al netto di chi, come noi, ha preso molto bene l’annuncio, ha un senso che la macchina Bluvertigo torni al suo sintetico fragore?
Ve li diamo noi un paio di validi motivi per cui un ritorno dei Bluvertigo ha, soprattutto in questo 2026 ai suoi albori, un senso: in primis, di band intellettualmente stimolanti e musicalmente ricercate come loro in Italia non se n’erano mai viste prima di quel 1995 in cui esordivano con “Acidi e basi” e, come potrete ben immaginare, non se ne sono viste neanche dopo. Il loro gusto per un’estetica (sonora e non) eighties, i loro riferimenti alti a tratti altissimi, la padronanza lirica di un fine paroliere come Morgan, non sono mai state caratteristiche così comuni nel nostro Paese. Quindi poterne fruire ancora dal vivo, fosse solo per un’unica ultima volta, sarebbe già di per sé motivo d’interesse, anche o forse soprattutto per chi non aveva potuto goderne quando i Bluvertigo stavano davvero accadendo, in quella seconda metà degli anni ’90.
A tal proposito, abbiamo già appurato in diverse occasioni (non da ultimo il ritorno dei CCCP e, chissà, magari vedremo lo stesso anche per quello probabile dei C.S.I.) come a volte l’effetto nostalgia di operazioni del genere − sì, perché fondamentalmente di quello si tratta, con buona pace dei comunicati stampa − è più relegato alle sensazioni di chi aveva vissuto queste band nelle prime fasi della loro esistenza artistica, come se a guardare indietro pensando “nessuno è stato come loro dopo di loro” sia una colpa da espiare, una presunzione da nascondere, un pensiero impuro da scacciare via. La realtà dice che anche il pubblico di band “ferme” cambia, invecchia da un lato e trae nuova linfa dalle nuove generazioni dall’altro, che reputano quindi una fortuna avere una seconda chance da parte dell’anagrafe per recuperare il recuperabile, senza che la nostalgia di altri ne intacchi la voglia. E chi siamo noi per negargli questa chance?
Sulla questione puramente tecnica di come i Bluvertigo si presenteranno sul palco dell’Alcatraz, in che condizioni li ritroveremo, se Morgan farà una delle sue solite mattate o riuscirà a ritrovare il se stesso più abbagliante accanto ai compagni di sempre, non riusciamo ovviamente a esporci, perché dipende da fattori di cui nessuno al momento è a conoscenza se non Morgan, Andy, Sergio e Livio. O più probabilmente neanche loro stessi, come sarebbe comprensibile fosse. L’unica considerazione valida, che ci auguriamo arrivi ai Bluvertigo forte e in tempo per la data segnata sul calendario, è che sì, li amiamo ancora e qualcuno potrebbe anche iniziare ad amarli proprio adesso. Quindi bentornati.

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