Home EXTRA ANNIVERSARI Depeche Mode: 25 anni di Ultra

Depeche Mode: 25 anni di Ultra

Purtroppo, una larga porzione degli anni ‘90 sono noti per essere stati una sequela di decessi precoci, violenti e relativamente inaspettati; chi ne usciva non solo vivo ma anche produttivo dava una sensazione di rinascita meno morbosa e giudicante di quella a cui siamo abituati oggi. Artisti miracolati, strappati per i capelli da un braccio della morte a cui loro stessi si erano condannati, tornavano in vita ripuliti di coloriti verdastri e liquido amniotico. Per tutti gli altri, era una continua comunicazione di circostanze e ore del decesso.

In una tarda nottata del 28 Maggio 1996, l’1:15 per l’esattezza, partì una chiamata al 911 da parte di una donna senza identità che descriveva le condizioni disperate del suo coinquilino, un certo Dave Gahan, riverso a terra senza vita all’interno della loro stanza al Sunset Marquis Hotel di Beverly Hills. Poco dopo, insieme a lui, la polizia trovò una “quantità considerevole” di eroina e cocaina insieme. Speedball. Il cuore di Gahan, quella notte, si era fermato per due minuti. Alle 8:30 dello stesso giorno, Dave era vivo, dimesso e tratto in arresto per possesso di stupefacenti.

Se durante il tour di “Songs Of Faith And Devotion” (1993)la salute fisica ed emotiva dei Depeche Mode iniziava a scricchiolare (Martin Gore e Andrew Fletcher non se la passavano meglio di Gahan), dopo l’abbandono di Alan Wilder nel 1995 e le morti scampate di Gahan, le possibilità di rianimazione del gruppo apparivano molto deboli. Furono la tenacia di Martin Gore e il supporto sonoro del produttore Tim Simenon a salvare le sorti di Ultra e dei Depeche Mode stessi. Uscito a cavallo tra “Pop” degli U2 e “OK Computer” dei Radiohead, “Ultra” è la prova che i Depeche Mode erano vivi. Ciononostante, è impossibile non percepire un sinistro odore di morte nella maggior parte delle sue tracce. Sister Of Night, ad esempio, è l’unica registrazione sopravvissuta ad estenuanti sessioni prima che Gahan si mettesse del tutto in sesto. Gore nel frattempo lavora sodo, scrive e compone i testi di “Ultra” nella solitudine più assordante.

Morte e resurrezione di Gahan e Gore si incrociano nei testi di “Ultra” senza mai dichiararsi del tutto: “The heat and the sickliest sweet-smelling sheets / That cling to the backs of my knees and my feet / Well, I’m drowning in time to a desperate beat”, canta Gore su Home, che rappresenta a tutt’oggi una delle sue esecuzioni più straordinarie; Barrel Of A Gun ha un andamento sepolcrale nei suoni e negli intenti: “An unbearable pain / A beating in my brain / That leaves the mark of Cain / Right here inside”.

L’assenza di Wilder alla cabina del suono si trasforma in presenze di alto lignaggio come BJ Cole o Jaki Liebezeit dei Can, le cui batterie vengono campionate e riprodotte in loop su The Bottom Line; presenze, come Danny Cummings, Keith LeBlanc, Douglas Wimbish, Gota Yashiki, che compongono una super sezione ritmica concentrata interamente in Useless. Le capacità vocali di Gahan sono al loro massimo splendore e, con esse, anche la sua indole cazzona che trova il suo habitat naturale nei fotogrammi di It’s No Good.

Al momento dell’uscita di “Ultra”, la stampa era troppo inebriata dal profumo di pettegolezzi che inevitabilmente circondava la genesi dell’album per poter celebrare in religiosa astinenza il periodo di quaresima di una delle band più influenti del mondo. E nonostante “Ultra” non rappresenti la prova migliore di Gore e dei Depeche Mode, resta comunque scolpito nella pietra come esempio vivente di un equilibrio perfetto tra martirio e armonia.

DATA D’USCITA: 14 Aprile 1997
ETICHETTA: Mute

Lejla Cassia
Catanese, studi apparentemente molto poco creativi (la Giurisprudenza in realtà dà molto spazio alla fantasia e all'invenzione). Musicopatica per passione, purtroppo non ha ereditato l'eleganza sonora del fratello musicista; in compenso pianifica scelte di vita indossando gli auricolari.