Home EXTRA ANNIVERSARI Yes: 50 anni di The Yes Album

Yes: 50 anni di The Yes Album

Dopo un inizio sottotono con gli impegnativi “Yes” (1969) e “Time And A Word” (1970), e la conseguente minaccia di vedersi rescindere il contratto discografico da parte della Atlantic Records per il basso numero di vendite, gli Yes ebbero finalmente un colpo di fortuna che salvò e lanciò la loro carriera. Secondo un racconto del bassista Chris Squire, nella settimana in cui uscì The Yes Album le poste inglesi erano in sciopero e le classifiche settimanali sarebbero state compilate raccogliendo i dati di vendita da pochi negozi scelti a campione: il caso volle che l’agente della band fosse in contatto con il proprietario di uno di questi, e si assicurò che avesse una quantità consistente di copie. Grazie al risalto avuto, la terza fatica degli Yes giunse alla quarta posizione nelle classifiche inglesi e divenne, in seguito, disco di platino negli Stati Uniti.

Buona parte del successo si deve naturalmente anche all’ingresso del giovane chitarrista prodigio Steve Howe, il quale assunse un ruolo fondamentale a livello compositivo, trasformando la band inglese in un supergruppo composto da soli virtuosi dei rispettivi strumenti. Gli arrangiamenti risultarono ancora più complessi e ambiziosi dei precedenti, tanto da apparire come una sovrapposizione di una linea solista per strumento. La decisione di esplorare nuovi territori sonori, incorporando elementi funk, jazz piano e acustici, portò il gruppo a comporre tracce articolate di lunga durata e in alcuni casi suddivise in più parti.

La foto di copertina fu scattata da Phil Franks il giorno dopo il concerto a Basingstoke, dove il tastierista Tony Kaye aveva avuto un incidente. Non riuscendo a ottenere uno scatto soddisfacente in studio, Franks portò i musicisti nel suo appartamento e improvvisò un set fotografico: mise una lampadina da 1.000 watt nella lampada della cucina, prese la testa di un manichino di polistirolo da un cestino e lasciò il piede ingessato del povero Kaye in bella vista. L’inventiva del fotografo e l’abilità dell’art director di Rolling Stone Jon Goodchild resero la copertina del disco un successo.

L’apertura è affidata ai quasi dieci minuti di Yours Is No Disgrace, alla cui stesura hanno collaborato tutti i componenti del gruppo, seguita dai guizzi di chitarra acustica della strumentale Clap, scritta ed eseguita dal solo Steve Howe per festeggiare i quattro anni del figlio Dylan e registrata dal vivo presso il Lyceum Theatre di Londra il 17 Luglio 1970. Vi è poi l’ottima suite Starship Trooper, divisa in tre parti: “Life Seeker”, “Disillusion”, rielaborazione di “For Everyone” di Chris Squire, e “Würm”, caratterizzata da un lento crescendo e un buon guitar riff nel finale, derivata da “Nether Street”, brano scritto da Steve Howe durante il suo periodo di militanza nei Bodast.

La seconda parte dell’album comprende una delle canzoni più suonate dal vivo dagli Yes, encore di molti dei loro concerti, I’ve Seen All Good People, anch’essa composta da due sezioni, “Your Move” e “All Good People”. La prima vede protagonista Howe con una particolare chitarra portoghese e contiene diversi riferimenti ai primi lavori solisti di John Lennon: un verso include l’espressione “Instant Karma”, mentre i cori in sottofondo nella parte finale fanno esplicito riferimento all’inno “Give Peace A Chance” ripetendo la frase: “All we are saying is give peace a chance”. È poi la volta dell’accoppiata piano-basso della jazzata A Venture e della chiusura affidata alla complessa Perpetual Change, caratterizzata da una struttura poliritmica nella parte centrale.

“The Yes Album” rappresenta un tassello importante nella storia del rock progressivo e ha significato la grande svolta del gruppo di Jon Anderson e soci inaugurando la loro “era classica”, il cui successo raggiungerà il culmine con le pietre miliari “Fragile” (1971) e “Close To The Edge” (1972).

DATA D’USCITA: 19 Febbraio 1971
ETICHETTA: Atlantic

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, fotografia e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.