Home INTERVISTE Xiu Xiu: la musica come antidoto. Una conversazione con Jamie Stewart

Xiu Xiu: la musica come antidoto. Una conversazione con Jamie Stewart

Photo Credit: Julia Brokaw
Photo Credit: Julia Brokaw

Come nella foto qui sopra, le mascherine, la pandemia e l’isolamento per Jamie Stewart e Angela Seo, ovvero il nucleo centrale degli attuali Xiu Xiu, si sono trasformati in un’occasione per “festeggiare”, per entrare seppur virtualmente in connessione con un mucchio di gente come mai prima nella loro storia. Il risultato è stato OH NO (qui la nostra recensione), un disco pieno zeppo di collaborazioni e featuring che ha portato gli Xiu Xiu in un’altra dimensione, una in cui le chiusure di sempre hanno fatto la muta diventando aperture, in cui Chelsea Wolfe, Sharon Van Etten, Liars, Twin Shadow e tanti altri hanno saputo incastrarsi alla perfezione con le visioni e le elucubrazioni di Jamie, spesso alleggerendole, sempre supportandole. L’abbiamo contattato Jamie, per parlare di quest’album, del periodo alienante che stiamo vivendo, di cosa significhi fare musica senza poterla suonare in giro, ed ecco cosa ne è venuto fuori.

Jamie, iniziamo ovviamente da “OH NO”: com’è nata l’idea di un album interamente collaborativo? È stata una tua precisa volontà o è arrivato poco a poco, come una sorta di “work in progress”?
Non era nei piani. Ma nell’autunno del 2019, dopo che una serie di persone a me vicine mi hanno trattato piuttosto male, per un breve periodo di tempo ho avuto un esaurimento nervoso. Solo in seguito molte persone, alcune delle quali non sentivo da anni, molte altre interessate alla band e un paio di amici intimi, si sono impegnate tanto per tenermi sott’occhio e aiutarmi a tornare sulla Terra. Di solito non mi piacciono molto le persone e non sono molto socievole, ma quell’inaspettata dimostrazione di premura e generosità mi ha fatto davvero esplodere il cuore. I duetti, quindi, mi sembravano essere un gesto di gratitudine per quella gentilezza, fare qualcosa con un’altra persona allo stesso modo in cui altre persone mi avevano salvato dall’abisso.

L’ultimo anno delle nostre vite è stato una vera merda, credo di poter parlare per tutti. In che modo hai imparato a lavorare a distanza, senza guardare negli occhi i tuoi collaboratori, semplicemente scambiando e-mail e file? Il “metodo” ha influito in qualche modo sul risultato finale?
In realtà già da prima era un modo abbastanza comune per lavorare a nuova musica, intendo inviando file avanti e indietro, dunque non è stato troppo diverso da ciò cui eravamo abituati. Detto ciò, penso che per quanto riguarda i duetti abbia effettivamente portato a risultati sorprendenti, perché non essere a due metri di distanza dalle persone che cantavano in uno studio sembrava davvero poter alleggerire un po’ la pressione e portare una maggiore libertà. Nella maggior parte dei casi, le takes che mi sono state restituite non erano affatto ciò che mi aspettavo e hanno notevolmente ampliato la profondità e l’ampiezza dei brani. Non c’era nessuno che cercasse di impressionare o divertire qualcun altro, quindi ci sono state decisamente meno distrazioni.

Com’è andato il processo creativo? Che tipo di indicazioni hai dato ai vari collaboratori con cui ti sei interfacciato?
Abbiamo inviato a tutti loro i testi e le linee vocali, chiedendogli di seguire le indicazioni o ignorarle, ma soprattutto di essere se stessi. Quando lavori con persone talentuose come quelle che hanno partecipato a questo disco, il piacere sta tutto nel togliersi di mezzo e sapere che si riveleranno in ogni caso eccellenti. La fiducia è la parte più importante in questo lavoro.

C’è stato qualcuno che ti ha sorpreso più degli altri? Se sì, per quale motivo?
Premettendo come tutti loro siano stati una deliziosa sorpresa, alcuni di loro sono però andati davvero molto oltre: Twin Shadow ad esempio ha aggiunto il sassofono, Deb Demure invece ha inviato venti tracce di strani grugniti vocali, mentre Haley Fohr aka Circuits De Yeux ha inviato diverse tracce stratificate e con diversi tipi di canto. Tante armonie inaspettate e range non comuni da parte di tutti. Onestamente, non avrei potuto essere più colpito e commosso per la cura e l’impegno che tutti loro c’hanno messo.

Che mi dici di “One Hunderd Years”? Hai scelto insieme a Chelsea (Wolfe, ndr) di coverizzare questo capolavoro dei The Cure o è stata una tua proposta? La vostra versione è così angosciante e ansiogena, ovviamente in senso positivo.
Sono stato io a chiederle se le fosse andato di farlo. Molti pensano che il goth a volte sia un po’ sciocco, io non lo penso affatto ed ero sicuro che Chelsea avrebbe capito cosa rappresenta quella canzone. Lei era perfetta per cantarla e alla fine l’ha fatta letteralmente esplodere.



Per quanto mi riguarda, la collaborazione perfetta in “OH NO” è quella con Angus Andrew. “Rumpus Room” mette in evidenza tanto il meglio degli Xiu Xiu quanto quello dei Liars, un incontro davvero perfetto. Sei d’accordo?
Penso che siano tutte perfette! Ma è assolutamente certo come Angus abbia portato quella canzone a un livello che non avrei mai potuto immaginare. Lui è davvero brillante ed è stato particolarmente brillante in questo lavoro.

L’ordine dei brani nella tracklist ha un qualche significato? All’inizio pensavo di sì, poi ho cambiato idea e dopo l’ho cambiata nuovamente. Aiutami a capire!
Le tracklist, soprattutto quando ci sono molte canzoni, richiedono tempo e concentrazione, ma è più una concentrazione del tronco cerebrale inferiore. Le senti bene in un determinato modo? Allora fa sì che le canzoni si supportino a vicenda proprio in quell’ordine. Per me sono scelte che possono letteralmente fare o disfare un album.

Cosa significa registrare nuova musica senza sapere se e quando sarà possibile farla ascoltare dal vivo al proprio pubblico?
Per certi versi è anche un po’ divertente, a me piace questo tipo sensazione. È un po’ come se quella musica esistesse da sola, alleggerita da un tour e da tutti i radicali alti e bassi che essi comportano. È musica che fluttua nello spazio senza che noi possiamo trovare posto dentro o accanto a essa, né tantomeno averne il controllo.

Parlando di noi, di te come artista e di me, di noi come fruitori di musica: cosa può darci la musica in questo momento? Possiamo utilizzarla per esorcizzare l’ansia e i cattivi pensieri?
La musica è sempre lì per te, non può mai deluderti. Puoi sbagliare non essendole abbastanza devoto oppure puoi sentirla vicinissima, ma non scomparirà mai, nonostante gli sforzi di Spotify/Apple Music per rubarla tutta e trasformarla in spazzatura usa e getta. La musica è la prima e più profonda forma di espressione umana, ne siamo fatti e non ci abbandonerà mai, è fatta dei nostri cattivi pensieri e quindi può riuscire a cancellarli o magari a dargli un nuovo significato.

Ultima domanda: cosa c’è in ballo per gli Xiu Xiu?
Sono già al lavoro sul nostro prossimo disco (senza andare in tour c’è poco altro da fare!), sta per arrivare un romanzo intitolato “Anything That Moves” e anche un nuovo disco con il progetto HEXA, mentre Angela sta per pubblicare un suo disco solista su Room40 Records; poi sto creando musica per alcune installazioni artistiche, cerco di far funzionare gli abbonamenti a xiuxiu69.bandcamp.com e soprattutto provo a non perdere la testa. Come dicevamo prima, la musica fa sì che tutto sia possibile.

Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.