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Xiu Xiu – OH NO

Deus ex machina del progetto Xiu Xiu, che da una ventina d’anni a questa parte ci inonda con frequenza e regolarità di inquietudini e paranoie, Jamie Stewart non è certo personaggio/artista tra i più lineari in circolazione. La sua è sempre stata una proposta − anche se sarebbe meglio parlarne al plurale, vista la vastità di riferimenti e input che ha raccolto nel corso degli anni − piuttosto arzigogolata, sempre in bilico su quella sottilissima linea che funge da labile confine tra il genio e la follia. Un’annata come quella che abbiamo appena trascorso, quindi, non poteva non farsi sentire anche nella sua produzione, solo che non l’ha fatto nel modo che ci si poteva aspettare.

La formazione degli Xiu Xiu è sempre stata liquida, continuamente aperta a cambiamenti e innesti al servizio dell’impianto Stewart-centrico del progetto, ma mai come in questo OH NO per il quale Stewart ha messo insieme quindici tracce per altrettante illustri co-lavorazioni, una sorta di enorme parto collettivo in cui Jamie sputa fuori mostri e demoni, personali e collettivi, facendosi aiutare da una pletora di ostetriche/ci ognuno col suo tocco personale. Ed è così che Stewart, in isolamento forzato come gran parte del mondo fuori, anziché staccarsi ulteriormente dalla vita reale, anziché allontanare ancora di più quei simili al centro della sofferenza che ha spesso narrato, si apre allo scambio, alla ricezione, alla collaborazione sebbene a distanza.

Così c’è un meraviglioso incastro di voci nell’iniziale Sad Mezcalita, in cui la songwriter Sharon Van Etten aiuta Jamie ad addolcirsi, a darsi un tocco etereo e leggero, quasi pop oseremmo dire; c’è Angus Andrew, ormai titolare unico della sigla Liars, che regala un piglio da dancefloor tossica a Rumpus Room, roba con cui Stewart non si sarebbe mai presentato in solitario; c’è sua maestà Chelsea Wolfe che lo accompagna in una cover mastodontica della One Hundred Years dei The Cure, scura e malata tanto quanto l’originale se non di più; c’è lo sperimentalismo abrasivo di Greg Saunier e i suoi Deerhoof in Goodbye For Good; c’è la cacofonia di casa Xiu Xiu che incontra la dolcezza di Twin Shadow in Saint Dymphna.

C’è in definitiva moltissimo da prendere e assimilare di questo “OH NO”, e serve tempo da dedicargli per capire dove finiscono le visioni di Jamie Stewart e iniziano quelle dei suoi momentanei compagni d’avventura. Ma la sostanza è davvero tanta, anche dal punto di vista lirico, con Stewart che dopo anni in cui ha ripetutamente lambito i bordi di quel buco nero che è la depressione, per una volta pare aver trovato un pallido conforto ai turbamenti di una vita proprio nel do ut des delle collaborazioni di “OH NO”. Non un album facile, va da sé, ma certamente più arioso e aperto di quanto mai firmato Xiu Xiu.

(2021, Polyvinyl)

01 Sad Mezcalita (feat. Sharon Van Etten)
02 I Cannot Resist (feat. Drab Majesty)
03 The Grifters (feat. Haley Fohr)
04 Goodbye For Good (feat. Greg Saunier)
05 OH NO (feat. Susanne Sachsse)
06 Rumpus Room (feat. Liars)
07 Fuzz Gong Fight (feat. Angela Seo)
08 I Dream Of Someone Else Entirely (feat. Owen Pallett)
09 One Hundred Years (feat. Chelsea Wolfe)
10 A Classic Screw (feat. Fabrizio Modonese Palumbo)
11 It Bothers Me All the Time (feat. Shearwater)
12 Saint Dymphna (feat. Twin Shadow)
13 Knock Out (feat. Alice Bag)
14 A Bottle Of Rum (feat. Liz Harris)
15 ANTS (feat. Valerie Diaz)

IN BREVE: 3,5/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.