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Bachi Da Pietra – Reset

Un titolo come quello del settimo lavoro in studio del progetto Bachi Da Pietra ha tanto di programmatico, inutile girarci intorno, non potrebbe che aprire il viatico a una qualche sorta di rivoluzione. E in effetti Reset è un nuovo inizio, è una tabula rasa, è un ritorno alle impostazioni di fabbrica di un duo, Giovanni Succi e Bruno Dorella, che innanzitutto non è più un duo, visto che a loro s’è aggiunto Marcello Batelli (già in passato insieme a Non Voglio Che Clara e Il Teatro degli Orrori). Prima novità. Poi esce per Garrincha Dischi, esordio dei Bachi Da Pietra per l’etichetta di base a Bologna. Seconda novità. Infine c’è che Batelli ha portato, oltre al basso, anche una buona quantità di synth, roba non propriamente nelle corde del duo prima di adesso. Terza − e più sostanziosa, aggiungiamo − novità.

Il percorso dei Bachi Da Pietra, ormai in carreggiata dal 2004, è stato tutto fuorché monotono, Succi e Dorella non si sono mai cullati sugli allori indipendenti tributatigli nel corso degli anni e, pressoché ad ogni uscita, hanno sempre fatto la muta aggiungendo o sottraendo qualcosa alla propria proposta. Dal blues funereo degli esordi, passando per lo stoner d’annata e addirittura il black metal, i Bachi Da Pietra non ne hanno mai voluto sapere di vivacchiare in una comfort zone e non lo fanno ancora oggi.

“Reset” rispetto al predecessore “Necroide” (che nel 2015 gli aveva fatto intraprendere un tragitto metallico) sposta l’attenzione su una formula meno annichilente e più classica, nel senso di rock classico, nel senso che contiene diversi spunti e impostazioni da alternative nineties: Umani o quasi, ad esempio, si aggrappa ad appigli marlenekuntziani ed è un po’ l’espressione più chiara di ciò. Il singolo Meriterete ha un inedito (per i Bachi Da Pietra, s’intende) approccio easy listening che, incastrato in mezzo al resto della tracklist, dà decisamente qualcosa piuttosto che toglierlo quel qualcosa, mentre Insect Reset è la quota più abrasiva del disco; Ciao pubblico, invece, chiude la tracklist con due minuti e mezzo di uno strambo spoken rap poggiato su una ficcante base sintetica. Insomma, un campionario vario, interessante e decisamente accessibile per gli standard dei Bachi Da Pietra.

Con la consueta tagliente ironia che lo contraddistingue, Succi in “Reset” sforna alcuni dei suoi migliori testi di sempre, roba non troppo cervellotica ma proprio per questo a presa rapida: Fumo, una neanche troppo velata e trasversale critica alla società (“La merda fa fumo e la merda piace / Miliardi di mosche non possono sbagliare”); Bestemmio l’universo che si scaglia contro la ripetitività degli errori dell’umanità (“In pieno devasto, in pieno deserto / Da una pallottola di sterco, bestemmio l’universo”); e poi ovviamente Il rock è morto, con la quale Succi esorcizza un concetto vecchio come il rock stesso, una presa di posizione comune che saltuariamente si rifà sotto chiedendo attenzione ma finendo sempre in un nulla di fatto (per fortuna nostra, dei Bachi Da Pietra e del rock stesso).

Se in passato hanno saputo stupire e convincere andando sempre più verso l’estremizzazione della propria musica, con “Reset” i Bachi Da Pietra hanno ottenuto lo stesso ottimo risultato facendo però un percorso diametralmente opposto, fuggendo le elucubrazioni sonore in favore di una (quantomeno apparente) semplificazione rockeggiante. E, ancora una volta, hanno colto nel segno senza mezzi termini.

(2021, Garrincha Dischi)

01 Di che razza siamo noi
02 Umani o quasi
03 Bestemmio l’universo
04 Pesce veloce del Baltico
05 Fumo
06 Meriterete
07 Insect Reset
08 Il rock è morto
09 Comincia adesso
10 Ciao pubblico

IN BREVE: 3,5/5

Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.