Home RECENSIONI Biffy Clyro – A Celebration Of Endings

Biffy Clyro – A Celebration Of Endings

A quattro anni dal non particolarmente brillante “Ellipsis” (2016) e a uno dalla pubblicazione dell’ottima colonna sonora di “Balance, Not Symmetry”, il trio dell’East Ayrshire composto dal vocalist e chitarrista Simon Neil e dai fratelli James e Ben Johnston, rispettivamente basso e batteria, è tornato con il suo ottavo lavoro in studio.

Alcuni brani di A Celebration Of Endings presentano le solite sonorità molto simili a quelle dei Foo Fighters, altri si avvicinano invece maggiormente al rock elettronico, mentre la struttura è quella tipica che caratterizza gli album dei Biffy Clyro, le cui tracce alternano ritmiche differenti mantenendo così una sorta di equilibrio. Le tematiche affrontate nei testi, tutti scritti da Neil, sono le più varie e non di particolare elaborazione, anche se spesso accomunate da un senso emergenziale e sotto il segno di un imminente cambiamento: sebbene le canzoni siano state composte e completate prima dell’impazzare della pandemia, non si può negare che alcune non appaiano adatte all’attuale situazione.

Ad aprire il disco sono i toni trionfali dell’efficace North Of No South: indicata dal frontman come traccia chiave, tratta della necessità di dover prendere delle decisioni e trovare la giusta strada. Seguono l’intro di pianoforte di The Champ e i riff di chitarra dell’apprezzata Weird Leisure, che parla della dipendenza da droghe. La davvero troppo catchy Tiny Indoor Fireworks è un inno all’ottimismo e una preghiera per giorni migliori: nonostante le sue buone intenzioni, non lascia granché. Di tutt’altro avviso è la più seria e interessante Worst Type Of Best Possible, che rappresenta uno stato contrario a quello espresso nel brano precedente.

Smorza leggermente la tensione la più semplice e sentimentale Space, che segna la metà del disco, per poi rialzare immediatamente i toni con le ritmiche serrate di End Of, fino a giungere al primo estratto Instant History, il cui sound aveva lasciato sorpresi – per non dire interdetti e delusi – molti fan al momento della sua uscita. È infine la volta delle chitarre protagoniste di The Pink Limit, della personale e acustica Opaque e della conclusiva Cop Syrup, tutta giocata sugli estremi e caratterizzata da sonorità punk rock nella prima metà, un’inaspettata parte melodica strumentale e una breve ripresa dei toni aspri nel finale.

La frase “this is the sound that we make” (da Instant History)riassume al meglio ciò che è “A Celebration Of Endings”:una sorta di semplice istantanea del momento vissuto dalla band, soprattutto dal punto di vista personale di Simon, può essere visto come una continuazione di “Ellipsis” e segna un più che discreto ritorno per il trio scozzese, che apportando qualche novità in fatto di sound, sempre più orientato al rock radio friendly, è comunque riuscito a confezionare brani che garantiranno un’ottima resa dal vivo.

(2020, Warner)

01 North Of No South
02 The Champ
03 Weird Leisure
04 Tiny Indoor Fireworks
05 Worst Type Of Best Possible
06 Space
07 End Of
08 Instant History
09 The Pink Limit
10 Opaque
11 Cop Syrup

IN BREVE: 3/5

Martina Vetrugno
Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, scrittura e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida, Indiementia e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.