Home RECENSIONI Dale Crover – Rat-A-Tat-Tat!

Dale Crover – Rat-A-Tat-Tat!

Quando qualche mese fa Buzz Osborne usciva con il suo nuovo lavoro da solista, ponevamo l’accento su quanto sia complicato tenere il conto del materiale su cui ha messo la propria firma negli ultimi trenta e passa anni. Dev’essere l’aria che si respira all’interno dei Melvins a favorire la prolificità (ma mai a discapito della qualità), visto che anche il collega e amico Dale Crover di firme ne ha messe un bel po’. In procinto di uscire con l’ennesimo lavoro della loro incarnazione artistica principale (“Working With God”, in arrivo il 26 Febbraio), ecco che anche il batterista si rifà sotto con un altro album in solitario, anche per lui il secondo come per Osborne.

Allo stesso modo di Buzz, anche Dale non tradisce mai del tutto la sua provenienza, dato che gli eccessi di casa Melvins, le divagazioni, le trovate rumoristiche e quel perenne tanfo di marcio che pizzica le narici restano il canovaccio su cui di volta in volta lavorare. Rat-A-Tat-Tat!, così come il precedente “The Fickle Finger Of Fate” (2017), fa tutto questo, ma anziché dare fondo alla ricorrente e primordiale vena sperimentale che gli appartiene, qui Dale punta invece tutto su una certa facilità d’ascolto, ovviamente sempre nei limiti della sua superba e arzigogolata formazione musicale.

Troviamo tanto rock seventies, vedi I Can’t Help You There ma ancora di più Shark Like Overbite e Untrue Crime; c’è qualche scorribanda industriale a confondere le acque e su tutte segnaliamo Moclips e New Pharaoh; qualche cenno psych rock (o magari pop?) di ottima fattura come in Tougher ma soprattutto nella desertica I’ll Never Say; persino un neanche troppo velato omaggio all’ultimo David Bowie di “Blackstar” con i fiati malconci di Stumbler, e non nella cavalcata strumentale The Bowie Mix, come giustamente avrebbe potuto far credere il titolo.

Insomma ce n’è davvero per tutti i gusti, una pacchia che finirà per soddisfare in pieno chi ha un palato incline a certe sonorità, perché c’è quell’approccio jammistico di fondo che regala il richiesto e necessario tocco di imprevedibilità, c’è immediatezza ma anche perizia tecnica. C’è, nella sostanza, il marchio di fabbrica di un musicista che non ha mai smesso di divertirsi e seguire il proprio istinto, uno che scrive mentre è in tour prima e dopo le sue distruttive performance dietro le pelli (“Rat-A-Tat-Tat!” è nato proprio così). Ed è per questo che poi, messo insieme a Osborne e agli altri che di volta in volta si sono assecondati al loro fianco, ha fatto davvero la storia dell’alternative.

(2021, Joyful Noise)

01 Moclips
02 I Can’t Help You There
03 Tougher
04 Stumbler
05 Shark Like Overbite
06 Supine Is How I Found Him
07 I’ll Never Say
08 New Pharaoh
09 Untrue Crime
10 The Bowie Mix
11 Piso Mojado
12 Kiss Proof World

IN BREVE: 3,5/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.