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DMA’s – Hills End

hillsendÈ cosa risaputa nel mondo musicale che, dalla notte dei tempi, la stampa specializzata abbia abituato il popolo all’idea di una next big thing buona per ogni genere, pronta da scongelare all’occorrenza con puntualità quasi scientifica. Da quando poi sono arrivati i social network, la cosa è probabilmente peggiorata. Ogni tanto, però, qualcosa di notevole accade davvero e la sorpresa giocoforza risulta doppiamente piacevole. È questo il caso degli australiani DMA’s, davvero clamoroso se si va oltre le apparenze che suggeriscono un trio di ragazzini d’oltreoceano abbastanza tamarri, senza né arte né parte. Invece, ascoltando il loro album di debutto – l’eccellente Hills End – si svela velocemente la bellezza delle dodici tracce presenti, che ci confermano come una band del genere non solo sia degna di esistere nel 2016, ma possa anche fare molto bene.

I paragoni con gli Oasis si sono sprecati, risultando inopportuni nello stile musicale e nella sostanza (il clamore suscitato dagli esordi dei fratelli Gallagher ha pochi eguali nella storia della musica) ma non nella forma, visto che al pari della band di Manchester i DMA’s riescono a dare grande freschezza alla loro proposta musicale pur non facendo nulla di innovativo: attingono da stili passati, miscelandoli bene ma senza inventare alcunché. Se per gli Oasis il punto di riferimento principale era rappresentato  senza dubbio alcuno dai Beatles, nel caso dei DMA’s l’ispirazione maggiore non viene tanto da Lennon e McCartney o dai Gallagher stessi, ma da tutta la scena britannica dei primissimi ’90: i suoni madchesteriani degli Stone Roses e quelli più puliti dei Cast si sentono tutti e ben si accompagnano alle sempre convincenti melodie del trio aussie.

Già, le melodie: punto forte dell’album, tanto che i ragazzi si sono permessi il lusso di tener fuori  l’eccellente singolo “Feels Like 37”. Le sonorità d’oltremanica ante-britpop si sentono fortissime nella prima parte del disco: Timeless, Too Soon e In The Moment sono canzoni ben costruite e godibili, mentre un discorso diverso va fatto per la ballata Delete (discreta, ma nulla più) e il frizzante pop di Lay Down, tanto schematico quanto irresistibile.

L’album prosegue bene nella sua seconda metà (positive Step Up The Morphine e The Switch), ma ci sono tre brani che elevano la qualità (e il voto) del disco, facendoci capire come i DMA’s potrebbero dire la loro anche in futuro: Melbourne è un’eccellente parentesi shoegaze, Straight Dimensions è degna del migliore Rod Stewart mentre la finale Play it Out è l’episodio più convincente dell’album, con la sua struttura semplice ma epica al tempo stesso, figlia di una melodia memorabile.

Songwriting quasi sempre di alto livello, buona varietà stilistica e un gran senso del mestiere inusuale per dei ragazzi così giovani: il debutto dei DMA’s non può che essere giudicato positivamente, sperando che l’asticella della qualità rimanga sempre alta. Benvenuti.

(2016, Infectious / BMG)

01 Timeless
02 Lay Down
03 Delete
04 Too Soon
05 In The Moment
06 Step Up The Morphine
07 So We Know
08 Melbourne
09 Straight Dimensions
10 Blown Away
11 The Switch
12 Play It Out

IN BREVE: 4/5

Karol Firrincieli
Una malattia cronica chiamata britpop lo affligge dal lontano 1994 e non vuole guarire. Bassista fallito, ma per suonare da headliner a Glastonbury c'è tempo. Già farmacista, ha messo su la sua piccola impresa turistica. Scrive per Il Cibicida dal 2009.