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Earth – Primitive And Deadly

primitiveanddeadlyEra da più di vent’anni che su un disco degli Earth non comparivano delle voci. Giunto sulla soglia dell’ottavo album in studio, Dylan Carlson scardina l’ortodossia strumentale su cui ha edificato i suoi dischi e schiude le porte del progetto a due cantanti, ospiti estemporanei che stuzzicano ipotesi su possibili evoluzioni future.

Senza girarci troppo intorno, va detto che Primitive And Deadly è l’album più affascinante degli Earth da “Hex” a oggi. Persino il più completo. Mantenendo le andature flemmatiche, il tono generale delle nuove composizioni è maestoso e dalle tessiture traspare una luce scintillante che illumina i desolanti panorami sonori del gruppo.

Dicevamo dei due cantanti. Il primo a comparire in ordine di tracklist è Mark Lanegan, che in There Is A Serpent Coming officia un voodoo vocale spigoloso immerso in un’atmosfera catastrofica schiarita solo nel finale. Il cantautore di Ellensburg riappare nella conclusiva Rooks Across The Gate, sonata pastorale e malinconica che non a caso volge stilisticamente lo sguardo proprio ai suoi lavori più bucolici.

In mezzo si affaccia Rabia Shaheen Qazi. La cantante degli interessanti Rose Windows, band del catalogo Sub Pop che non nasconde l’ammirazione per Black Sabbath e Doors, si rende protagonista di uno degli episodi più emozionanti dell’intera discografia degli Earth, From The Zodiacal Light. I riff di Carlson sono ariosi, la voce di Rabia tratteggia melodie eleganti ed epiche, traducendosi in un’ospitata che è valore aggiunto per l’intero disco, non solo in una superflua riga in più tra i credits.

Rimangono comunque i tratti peculiari degli Earth strumentali in Torn By The Fox Of The Crescent Moon, doom monolitico che accende l’album e nel blues granitico di Even Hell Has Its Heroes, punteggiato da un lungo solo di chitarra.

In tre quarti d’ora Dylan Carlson comprova che la fusione di folk, blues, psichedelia e post-metal è ancora un argomento attuale capace di regalare esperienze sonore elevate, nonostante tutti gli handicap di stile (quel senso di dejà-vù insito nei riff, la totale assenza di varietà ritmica). L’album è stato registrato da Randall Dunn al Rancho de la Luna, autentico tempio dello stoner, la versione in vinile contiene un ulteriore brano, “Badgers Bane”.

(2014, Southern Lord)

01 Torn By The Fox Of The Crescent Moon
02 There Is A Serpent Coming
03 From The Zodiacal Light
04 Even Hell Has Its Heroes
05 Rooks Across The Gate

IN BREVE: 4/5

Starnazza dietro il microfono per la sua band stoner, gli Jussipussi, e spiccherà presto il decollo col suo progetto solista Blackwhale. Sfornella per il suo blog culinario Uomo Senza Tonno e bazzica su Il Cibicida dal 2006.