
Il puntatore del mouse si sposta in alto a sinistra. File. Il menù a tendina si apre. Save as, salva con nome. Stop, chiudiamo tutto, ci ritorniamo sopra un’altra volta. Dev’essere stato più o meno questo l’approccio di Elena Tonra ai brani di Save As, il suo nuovo lavoro da solista come Ex:Re. A dirla tutta non ci aspettavamo che la voce dei Daughter potesse decidere di rispolverare questo progetto a otto anni di distanza dall’omonimo esordio del 2018, perché quello era un disco/seduta psicanalitica in cui Tonra affrontava a modo suo la fine di una relazione, ne esorcizzava i demoni, condivideva con noi sofferenze e dubbi. Un disco legato a un momento, un momento che non poteva essere affrontato con la band ma che andava gestito in solitaria. Eppure rieccola qui e, lo diciamo subito in apertura, per fortuna possiamo riaverla ancora una volta in questa veste.
Il senso di movimento, di precarietà, di un processo in continuo divenire che dà il titolo del disco è solo la punta di un iceberg fatto di instabilità che parte già con l’iniziale Radio Station, dove Tonra sembra paragonarsi a una radio che, durante un immaginario − o magari è avvenuto davvero − viaggio in auto resta fissa sulla stessa frequenza ma in realtà col passare dei km cambia ciò che trasmette agganciandosi a ponti diversi, cambiano le voci, cambia la musica, muta pur rimanendo apparentemente ferma, immobile su quel numeretto che indica una stazione che non è più quella dell’inizio (“I am a changing radio station / I’m suddenly another”). In Sleep è come se Tonra stesse sognando a occhi aperti, o come se si trovasse nel bel mezzo di una paralisi del sonno, insomma sembra le stia accadendo qualcosa in una condizione che non è di veglia ma neanche di sonno, il che fa il paio con l’andamento del pezzo, ipnotico, tra inserti elettronici mai invadenti e una tendenza trip hop che ci piace da morire (e che ritorna anche nella title track in una versione eterea e dreamy).
In Am I Even Real? Tonra si perde di nuovo, dove perdersi, perdere le coordinate e l’orientamento, è un po’ il fil rouge dell’intero disco, solo che stavolta è persa in una relazione in cui ha finito per non riconoscere più se stessa. Ci sono tanti modi per perdersi, e Tonra sembra averli sperimentati tutti, tanti modi di perdersi e/o di perdere qualcuno/qualcosa, come nella conclusiva Healing (Slow) in cui ci parla della scomparsa della nonna che diventa più un modo per sottolineare il trascorrere del tempo che un requiem (“People disappear and we’re left to mourn”). Le percussioni jazzate di Two Chords (e di Forzen Aisle, che lambisce territori post rock), l’acustica dimessa di Wasp, i synth eterei di Language Of Love, sono tutti elementi che contribuiscono in modo determinante alla resa di un disco in cui il senso di claustrofobia dettato dalla musica si scontra con la lucidità con cui Tonra prova a tirarsi e tirarci fuori da quegli stessi cunicoli mentali che alimentano la claustrofobia.
L’approccio di Elena Tonra alla sua musica non è mai stato leggero, né con i Daughter che sono sempre stati caratterizzati da una patina nera piuttosto spessa, né nel precedente disco sotto il moniker Ex:Re. Ma in “Save As” cambia il modo in cui la patina nera viene applicata alla musica, qui non c’è l’ansia palpabile dei vecchi lavori, non c’è tensione: c’è, invece, consapevolezza di ciò che accade intorno e dentro di sé, Tonra si ferma a riflettere sugli eventi piuttosto che provare a opporsi ad essi, e tutto ciò dà un tocco di maturità che segna una inevitabile e ammirevole crescita umana prima che artistica.
2026 | 4AD
IN BREVE: 4/5


