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Fat Dog – Cancel Me (I’m Tired)

Alla fine dei conti, dopo aver ascoltato e assimilato il loro esordio “WOOF.” (2024) e averli visti all’opera su almeno un paio di palchi, possiamo dire con una certa dose di sicurezza che i Fat Dog sono una band nata, cresciuta e diretta alle performance dal vivo. Il casino che questi ragazzi di South London riescono a innescare grazie alla loro musica e quando si esibiscono, è qualcosa di così puro ed energico che è difficile non considerarla una qualità, anche quando tutto prende pieghe che forse non sono poi così chiare neanche a loro stessi. Cancel Me (I’m Tired), il loro secondo lavoro sulla lunga distanza, s’inserisce in questo percorso di frenetica e continua provocazione, tra umorismo, autoironia e un caos che a volte va persino oltre il necessario.

Il post punk che starebbe alla base della proposta dei Fat Dog, così come lo era in “WOOF.” anche qui sta lì sullo sfondo, ma ancora più che nell’esordio in “Cancel Me (I’m Tired)” le deflagranti derive dance e industrial si prendono tutta la scena, lasciando intravedere ambizioni catchy che, se continueranno a essere sviluppate come nel singolo Go Fuck Urself, non potranno non aprire alla band le porte di platee decisamente più importanti di quelle calcate fino a questo momento. Prendete ad esempio Bad Dog, arrembante a livelli estremi, un pezzo costruito per scatenare un putiferio giù dal palco, elettrizzante ed elettrificato da far paura, un po’ la cartina tornasole dell’intero album e delle intenzioni dei Fat Dog.

Rispetto all’esordio, che peccava un po’ di ripetitività nell’accostamento continuo e sistematico tra sferzate punk e una dance marcissima, in “Cancel Me (I’m Tired)” è evidente come i Fat Dog abbiano lavorato maggiormente sulle atmosfere, dando un pizzico di varietà alla loro musica: è il caso ad esempio di tracce poste come Heart Of Darkness, Snakes o la conclusiva Aliens (che, udite udite, ha più di qualcosa del Marilyn Manson più riflessivo che possiamo trovare in “Mechanical Animals”), tutti brani che rallentano un po’ i ritmi del disco e regalano dinamica a una tracklist che altrimenti sarebbe stata un unico, lunghissimo e stancante inseguimento. E non è forse un caso, poi, che proprio in questi brani venga fuori l’anima più notturna di Joe Love, un qualcosa di inaspettato alla luce di quanto fatto vedere con “WOOF.” due anni fa.

Ma è anche altrove che troviamo vitalità, già nell’iniziale Smile And Wave che accosta abilmente chitarroni e synth come fossero burro e marmellata. Oppure Shit Love, che si adagia su in crinale rave che guarda ovviamente a maestri come i Prodigy ma più in generale a quello specifico mondo di riferimento, mentre Call It What You Want gioca la partita di una darkwave defibrillata. Tutto ciò, unito alle qualità che già conoscevamo e che vengono ampiamente confermate, fa di “Cancel Me (I’m Tired)” un lavoro molto più a fuoco del predecessore, un lavoro che mostra una band ricettiva all’evoluzione che sa anche quand’è il momento di alzare il piede dall’acceleratore. Una consapevolezza non da poco nell’economia di una band in rampa di lancio.

2026 | Domino

IN BREVE: 3,5/5