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Garbage – No Gods No Masters

Un viaggio in Cile, in mezzo a disordini e manifestazioni, e movimenti di protesta come Me Too e Black Lives Matter hanno aperto la strada di Shirley Manson alla realizzazione di No Gods No Masters, settimo lavoro dei Garbage. I testi scritti per la maggior parte dalla frontwoman non risparmiano alcun tema scomodo, dal razzismo, al sessismo e la misoginia, fino al potere e il denaro concentrati nelle mani di pochi che reggono le fila del mondo, mentre il sound si colloca tra synth, noise pop e industrial, con una componente elettronica pesante e dominante rispetto ai dischi precedenti.

Sferra un pugno al patriarcato e a coloro che abusano del loro potere passando sopra tutto e tutti (i cosiddetti “violators”) l’iniziale The Men Who Rule The World, il cui video, diretto dall’artista cilena Javiera García-Huidobro, è ispirato alle avanguardie femministe di fine anni Settanta e inizio anni Ottanta e ai lavori di Basquiat. Il mood generale di The Creeps, brano preferito del batterista e producer Butch Vig, fa molto “Lamette” di Donatella Rettore con l’aggiunta dell’elettronica pesante (no, non è follia, in parte il ritmo sembra proprio quello): la traccia riguarda Manson molto da vicino, poiché parla di un suo momento buio, vissuto dopo la conclusione del contratto con la Interscope nel 2009.

Ancor più cupa è l’ansiogena ed emotiva Uncomfortably Me, mentre i riff ripetitivi di Wolves, brano meno “politico” del disco, ruotano intorno ai concetti di dualità e conflitto interiore, rappresentati da due lupi in lotta, il primo malvagio e l’altro pieno di buoni sentimenti, ispirati ad una leggenda dell’Est Europa. La simil-ballad sintetica Waiting For God ha come argomento principale il razzismo e il movimento Black Lives Matter ed è una delle canzoni più care alla cantante, ad essa segue il sound à la Depeche Mode della provocatoria Godhead, invettiva contro la fallocrazia imperante che pone il sesso maschile al centro di ogni cosa, dalla religione alla società.

Amore e desiderio vengono raccontati in maniera diversa nella fisica Anonymous XXX e nella vendicativa A Woman Destroyed, per poi puntare il dito – medio, per la precisione – nuovamente contro chi pretende di insegnare qualcosa a una donna, incluso chi lei sia o cosa debba fare, in Flipping The Bird. Il percorso volge al termine con la più orecchiabile, politica e danzereccia No Gods No Masters, singolo funzionale e dal videoclip bello ma fin troppo manierato (chi ha urlato alla blasfemia, o almeno ci ha sperato, non si sa cos’abbia visto), e la conclusiva e oscura This City Will Kill You, traccia trip hop che degenera in unmonito ossessivo, “Got to get out”, e sfuma in un ultimo suono, quello di una monetina, che aveva caratterizzato anche l’intro.

“No Gods No Masters” rappresenta un tentativo abbastanza coerente e più riuscito rispetto a “Strange Little Birds” (2016) e “Not Your Kind Of People” (2012), tuttavia risente sempre di quell’eccesso di perfezione e cura estetica che fa apparire i Garbage maggiormente preoccupati del ritmo da dancefloor, anziché disposti a sporcarsi le mani fino in fondo (a scapito di un po’ di “brillantini”) come richiederebbero invece i temi validi affrontati nell’album.

(2021, Stunvolume / Infectious)

01 The Men Who Ruletthe World
02 The Creeps
03 Uncomfortably Me
04 Wolves
05 Waiting For God
06 Godhead
07 Anonymous XXX
08 A Woman Destroyed
09 Flipping The Bird
10 No Gods No Masters
11 This City Will Kill You

IN BREVE: 3/5

Studentessa di ingegneria informatica, musicofila, appassionata di arte, letteratura, scrittura e tante altre (davvero troppe) cose. Parla di musica su Il Cibicida, Indiementia e con chiunque incontri sulla sua strada o su un regionale (più o meno) veloce.