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Genesis Owusu – Smiling With No Teeth

Ultimo giorno di Agosto, anno domini 1997. L’Inter ha appena acquistato dal Barcellona Ronaldo, l’unico e il solo. Fa il suo esordio in casa contro il Brescia. Trattandosi non di una squadra come le altra ma dell’Inter, naturalmente, il giorno di festa si tramuta presto in tragedia sportiva. Al 72’ è sotto di un gol. San Siro rumoreggia. Gigi Simoni butta in campo un altro giovane attaccante, uruguaiano, ventunenne. Si chiama Alvaro Recoba. Sei minuti dopo, ricevuta palla da Cauet, tira una sassata dai venticinque metri e la mette sotto l’incrocio. Pazzesco. Lo stadio si accende. A tre giri di orologio dalla fine, l’arbitro fischia una punizione qualche mattonella più indietro, contro gli ospiti. Chi tira? Ancora lui? Va Recoba, sì. Altro incrocio, alla destra del portiere, 2-1. Moriero gli va a lucidare la scarpa. Il mondo aspettava il Fenomeno. E invece ha scoperto El Chino.

Ora: cosa c’entra il debutto di uno dei più inespressi e incostanti talenti della storia del pallone con Genesis Owusu? Nulla, se non un’analogia con quel singolo match. Perché Smiling With No Teeth è l’album che vedrete probabilmente più in cima alle classifiche di fine anno. Ed è solo il primo di questo “Prince moderno, se Prince fosse un rapper nei 2020s” – come si definisce lui stesso in modo appena un pizzico lusinghiero. Eccesso di hybris? Incredibilmente, no. Perché il livello è altissimo e la classe cristallina.

Sebbene Kofi (così all’anagrafe) parli in primis di rap, l’esplorazione della black music di cui è pregna quest’opera prima va ben oltre quelle tre lettere – e ben oltre, soprattutto, la ormai vetustamente definibile black music. Con On The Move! e The Other Black Dog l’avvio è subito adrenalinico e ricorda, specie inizialmente, l’approccio durissimo dei Death Grips. Già con Centrefold e Waitin’ On Ya si vira più su sponde r’n’b per poi lasciare il passo alla galvanizzante Don’t Need You, perfetta sintesi dei quattro brani antecedenti con un ritornello incredibilmente catchy. Le atmosfere totalmente 80s della veloce e melanconica Drown (le cui chitarre fanno il paio con Whip Cracker) sono un altro punto altissimo dell’imbastitura sonora, come i tribalismi di I Don’t See Colour, il post punk di Black Dogs!, il gospel di A Song About Fishing e No Looking Back.

Le influenze insomma sono plurime e raccolgono, nella loro espressione migliore, tutte le direzioni più in voga degli ultimi anni, a fronte di una compattezza impressionante nonostante l’effettiva lunghezza dell’LP (quasi un’ora piena di spettacolo).  Esistono, in “Smiling With No Teeth”, abbastanza riflessioni di colore per guardare attentamente al passato, al presente e al futuro della musica contemporanea. Due gol formidabili sotto il sette di un outsider che non viene né dall’Inghilterra né dagli Stati Uniti, ma che rivendica a gran voce dall’Australia la sua ingombrante presenza sul panorama internazionale. Sperando sia solo la prima, grande partita di una carriera continua ed entusiasmante.

(2021, House Anxiety / Ourness)

01 On The Move!
02 The Other Back Dog
03 Centrefold
04 Waitin’ On Ya
05 Don’t Need You
06 Drown (feat. Kirin J Callinan)
07 Gold Chains
08 Smiling With No Teeth
09 I Don’t See Colour
10 Black Dogs!
11 Whip Cracker
12 Easy
13 A Song About Fishing
14 No Looking Back
15 Bye Bye

IN BREVE: 5/5

Michele Leonardi è nato. Vive, persino; da qualche parte. Per il resto, si affida momentaneamente a Sereni: “Nulla nessuno in nessun luogo mai”.