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God Damn – Everything Ever

everythingeverFino a quindici/venti anni fa di band come gli inglesi God Damn ne avevamo fra le mani a bizzeffe, probabilmente loro stessi sarebbero passati in sordina, surclassati da campioni irraggiungibili tanto allora quanto adesso. Ma il duo per sua fortuna è attivo oggi, in tempi in cui la corsa alla patina e all’orpello elettronico coinvolge trasversalmente tutti, rocker barbuti e tutti d’un pezzo compresi.

Lo scorso anno con “Vultures” i God Damn avevano dato un corposo assaggio della loro barbarie sonora, fra marcati riferimenti grunge, boccate di hardcore sanguinolento e noise stridente. Questo Everything Ever continua sulla stessa rotta, confermando come a Thom Edward e Ash Weaver certe sonorità scorrano davvero fra le vene e ampliando il repertorio dei live al fulmicotone per cui i due hanno saputo distinguersi.

Nessuna novità, è bene dirlo: il refrain urlato a squarciagola dell’iniziale Sing This, l’ossessività punkeggiante (versante hardcore) di Again Again, il verso ai Melvins in Let’s Speak e quello ai Nirvana in Oh No (e un po’ ovunque) sono tutte tessere di un luccicante mosaico nineties, messo in piedi senza scervellarsi tanto ma anche con una consistente fase di immagazzinamento di nozioni di storia del rock alle spalle.

Non mancano puntate alt metal (vedi il growl di Violence e diversi stacchi) e neanche pezzi più dolci che diligentemente raffreddano spiriti fattisi nel corso della tracklist incandescenti (vedi I’ll Bury You o la ballad conclusiva Easily Misbled), così come richiami stoner, omaggi hard rock e distorsioni varie ed eventuali. Una miscela che per i nostalgici dell’ultima dorata decade del Novecento è tutto grasso che cola, che non sposterà di una virgola ciò che sarà ma che riprende egregiamente ciò che è stato.

(2016, One Little Indian)

01 Sing This
02 Ghost
03 Again Again
04 Fake Prisons
05 I’ll Bury You
06 Failure
07 It Bites
08 Oh No
09 Six Wires
10 Dead To Me
11 Violence
12 Let’s Speak
13 Easily Misbled

IN BREVE: 3,5/5

Emanuele Brunetto
Avvocato mancato, giornalista, programmatore musicale in radio ma soprattutto divoratore compulsivo di musica, presenzialista convinto ai concerti e collezionista incallito di CD e vinili. Fondatore e direttore responsabile de Il Cibicida.