Home RECENSIONI Matt Elliott – Farewell To All We Know

Matt Elliott – Farewell To All We Know

Ho sempre immaginato la musica di Matt Elliott come di notte su un veliero, distante da qualsiasi riva – la partenza, l’approdo, il passaggio. L’ho sempre immaginata in mare, fra i barili di birra o in solitaria a prua, al timone al dovere o in cabina mentre si bacia una lettera. La chitarra – ch’è il suo modo di accarezzare le corde ormai –  il ritmo – ch’è un suo metronomo ben preciso ormai – e la parola – ch’è un suo tono specifico della voce ormai – hanno sempre seguito l’andatura certo fittizia delle onde. Per questo “The Calm Before” (2016), sin dalla copertina, è stata una splendida epifania: il punto forse più alto di una carriera che pur già nel 2005 segnava un apice, “Drinking Songs”. E per questo, nonostante sia presentato dalla bellissima opera della catanese Samantha Torrisi, che ritrae un uomo in solitaria nei boschi, non riesco a non pensare all’elemento acquatico anche in Farewell To All We Know.

L’album si presenta come una naturale estensione del predecessore, rinsaldando una cifra più matura e minimale che non rinuncia né alla struttura, né ai fantasmi. La title track è semplicemente una pietra miliare, un componimento che condensa, in sei minuti, lo stesso spirito che la collega del 2016 espletava in quattordici – senza per ciò mutilarlo. Per chi conosce il cantautore di Bristol, e in generale diremmo il songwriting, è disarmante attestare la progressione di cui sopra nel corso degli anni. Ogni brano di Matt sembra rievocarne un altro, precedente, ma non si sa mai bene quale di preciso; caratteristica che lo accomuna ai grandi.

Anche questa, comunque, è una giostra di spettri aperta a tempo indeterminato, in cui il mezzo flamenco Guidance Is Internal insegue la tesissima Can’t Find Undo così come l’anima di Bill Evans in Bye Now insegue quella dei cantastorie in Crisis Apparition, che termina dentro una prigione. Menomale, di questi tempi, che The Worst Is Over porti di nuovo il mattino – per quanto forse sia solo un raggio di luna – tra le cancellate di un’altra grandissima lezione.   

Mr. Elliott ci insegna che rinnovarsi non è aggiungere strati, né cambiare strumenti, né abbracciare nuove rotte. Semmai spogliarsi, grattare via la pelle, premere le stesse note ma in modo diverso, tenere sempre la bussola in mano per non dimenticare dove si sta puntando. Alcuni intendono il cantautorato come un veliero dentro una bottiglia. Altri riempiono quella bottiglia con dell’ottimo liquore. E danzano, sul pontile, danzano anche nel cuore della tempesta.

(2020, Ici d’ailleurs)

01 What Once Was Hope
02 Farewell To All We Know
03 The Day After That
04 Guidance Is Internal
05 Bye Now
06 Hating The Player, Hating The Game
07 Can’t Find Undo
08 Aboulia
09 Crisis Apparition
10 The Worst Is Over

IN BREVE: 4/5

Michele Leonardi è nato. Vive, persino; da qualche parte. Per il resto, si affida momentaneamente a Sereni: “Nulla nessuno in nessun luogo mai”.